Brescia: Fanghi tossici in agricoltura, 15 indagati e 3 stabilimenti sequestrati.

L’intero fenomeno – enorme – dello smaltimento incontrollato nei terreni agricoli dei fanghi di depurazione «arricchiti» con veleni di ogni genere nel bresciano è vasto e complesso: 5.000 tir di fanghi tossici dalla Wte smaltiti sui campi agricoli bresciani e del nord Italia con la compiacenza di contoterzisti e funzionari pubblici.

Sono già partiti i sequestri dei conti correnti e aziende, complimenti all’impegno dei Carabinieri Forestale e magistratura.

Da dove arrivavano i fanghi che la WTE non trattava a dovere? Da Bolzano, dalla provincia di Padova, Verona, ma anche da Calcinato, Ghedi, Leno, Valcamonica e dove finivano i gessi di defecazione tossici? Un elenco non c’è ma nel bresciano di certo a Quinzano, Manerbio, Montirone, Fiesse, Lonato, Calcinato. 

L’azienda, a fronte di lauti corrispettivi, ritirava i fanghi prodotti da numerosi impianti pubblici e privati di depurazione delle acque reflue urbane ed industriali, da trattare mediante un procedimento che ne garantisse l’igienizzazione e la trasformazione in sostanze fertilizzanti. Invece, per massimizzare i propri profitti, la ditta ometteva di sottoporre i fanghi contaminati al trattamento previsto ed anzi vi aggiungeva ulteriori inquinanti come l’acido solforico derivante dal recupero di batterie esauste.

Infine, per disfarsi di tali rifiuti e poter continuare il proprio ciclo produttivo fraudolento, li classificava come “gessi di defecazione” e li smaltiva su terreni destinati a coltivazioni agricole situati nelle provincie di Brescia, Mantova, Cremona, Milano, Pavia, Lodi, Como, Varese, Verona, Novara, Vercelli e Piacenza, retribuendo a questo scopo sei compiacenti aziende di lavorazioni rurali conto terzi (cinque bresciane ed una cremonese).

Il meccanismo tramite il quale il sodalizio criminale riusciva a smaltire a basso costo tali rifiuti, emerso anche grazie alle complesse attività di intercettazione telefonica e ambientale svolte dai Carabinieri Forestali, era piuttosto ingegnoso: i proprietari dei fondi venivano convinti ad accettare lo spandimento dei “gessi di defecazione” sui propri terreni con l’offerta a titolo gratuito di tali finti ammendanti, compresa la successiva aratura dei campi di cui si faceva carico la società di recupero dei rifiuti. Gli agricoltori quindi erano allettati non tanto dalle supposte proprietà fertilizzanti del prodotto quanto piuttosto dal risparmio sulle spese di lavorazione dei propri terreni.

Un business criminale che ha fruttato alle sette società coinvolte oltre 12 milioni di euro di profitti illeciti: per recuperare tali somme, i militari del Gruppo Carabinieri Forestale di Brescia stanno procedendo in queste ore a sequestrare decine fra conti correnti ed altri rapporti bancari riferiti alle 15 persone indagate – tra le quali figurano due soggetti recidivi, già condannati dal Tribunale di Milano per analogo reato – nonché ad apporre i sigilli su fabbricati, terreni, autovetture e mezzi agricoli di loro proprietà, come disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari.

Il traffico di rifiuti non è però l’unico illecito emerso dalle indagini: vi è anche il reato di molestie olfattive, denunciato anche dalle centinaia di esposti e segnalazioni presentati nel tempo da Comitati e da cittadini costretti ormai da anni a vivere barricati in casa con porte e finestre chiuse a causa dei miasmi ammorbanti prodotti durante il trasporto e lo spandimento dei fanghi, con pesanti ripercussioni sia sulla salute che sulla qualità della vita della popolazione.

E’ stato contestato inoltre il reato di discarica abusiva, in riferimento a tre lotti di terreno ubicati nel comune di Lonato del Garda, appositamente affittati dalla società e sistematicamente destinati all’accumulo dei finti “gessi di defecazione” quando non erano disponibili terreni su cui effettuare il loro spandimento come “ammendanti agricoli”.

Infine vi è il delitto di traffico di influenze illecite contestato ad un importante dirigente pubblico che, sfruttando le proprie relazioni con politici e funzionari apicali della Pubblica Amministrazione, si prodigava per favorire la condotta criminale dell’azienda bresciana oggi sequestrata, ottenendo in cambio incarichi di consulenza e altre regalie da parte del titolare di quest’ultima.

Scandalose le intercettazioni dei dirigenti Wte, che ridevano parlando dei bimbi che avrebbero mangiato le pannocchie cresciute sui campi inquinati con i fanghi tossici.

Ci aspettiamo pene severe per il danno alla salute pubblica e all’Ambiente: la LAC si costituirà parte civile nel procedimento.

Agricoltura e zootecnia stanno consumando una volta e mezza le risorse naturali dei terreni agricoli italiani e la provincia di Brescia è una delle aree italiane con la maggiore concentrazione di allevamenti intensivi : la bassa bresciana presenta una produzione abnorme di animali (1.500.000 suini, 400.000 bovini,40 milioni di polli e tacchini) i cui reflui vengono sparsi sui terreni agricoli.

ll rischio è che nei prossimi anni la situazione possa peggiorare in maniera esponenziale alterando in modo irreversibile la nostra terra comune la cui gestione dipende dalla coscienza di tutti noi e soprattutto, dalle nostre abitudini alimentari e dal consumo di carne.

Ci vuole un cambiamento di rotta ad una economia che ha raggiunto dei limiti che la Natura non può più tollerare.

Foto: stralcio Bresciaoggi e Corriere della sera

WTE Bresciaoggi
articolo del quotidiano Bresciaoggi
articolo Corriere della Sera
articolo Corriere della Sera

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