Pavoncelle da ammazzare ed una app della Regione Liguria
16 Pavoncelle da ammazzare ed una app della Regione Liguria
Nel corso della della prossima stagione venatoria, tra il 20 settembre 2026 ed il 20 gennaio 2027, nel territorio della Regione Liguria sarà di nuovo possibile abbattere a fucilate la Pavoncella, un elegante limicolo che frequenta pianure agricole, zone umide e corsi d’acqua.
La specie, in quanto rara in Liguria, è stata oggetto di protezione nella nostra regione negli scorsi anni; ma dal prossimo autunno, per effetto della delibera della Giunta Regionale ligure n. 125 del 16/4/2026
piuttosto che mantenerne lo status di specie non cacciabile, si è deciso di inserirla nuovamente tra quelle abbattibili.
Data la presenza assai sporadica della specie, il "carniere" complessivo per tutta la regione è stato fissato in soli 16 individui totali, pur consentendo una quota teorica di 10 animali a testa per ciascuno dei circa 11.500 cacciatori residenti in Liguria.
Si tratta, con tutta evidenza, di una farneticazione contabile e gestionale. Oltretutto il parere obbligatorio ISPRA suggeriva di non ammettere la caccia alla specie nel mese di settembre, indicazione ignorata dalla Giunta Bucci.
Per consentire lo stop tempestivo della caccia alla Pavoncella, una volta raggiunta la quota di 16 individui abbattuti complessivamente in tutta la Liguria, la Regione ha escogitato, nientepopodimeno, che l'uso di una apposita app per smartphone, denominata "Ligurcaccia".
L'impossibilità dei controlli sul campo
Per bloccare la caccia una volta raggiunta la quota dei 16 capi, la Regione si affida all'uso dell'app per smartphone "Ligurcaccia".
Un sistema che appare del tutto inadeguato se scontrato con la realtà dei fatti: il numero delle forze dell'ordine e degli agenti venatori deputati alla vigilanza è drammaticamente esiguo.
In un territorio vasto e frammentato, garantire il rispetto delle regole e verificare in tempo reale gli abbattimenti prima che il limite venga superato sarà un'impresa praticamente impossibile.
Chiedere a un'app di vigilare dove mancano i controlli umani non risolve il problema: rischia solo di trasformare la tutela di una specie protetta in un'operazione puramente teorica.
Uno spreco di risorse, a giudizio della Lega Abolizione Caccia, per consentire abbattimenti insostenibili di un animale con presenza rarefatta, solo per poter vantare di aver aggiunto una specie in più da cacciare, sia pure in modo poco più che simbolico.