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LAC

Operazione Pettirosso 2025

Sep con pettirosso

Video denuncia sul bracconaggio nelle valli bresciane e dei continui "regali" del Governo e di Regione Lombardia

Basta poco per scatenare l'arroganza e la bulimia dei famosi custodi e garanti dell'equilibrio ecologico. Sì, quelli che sparano a qualsiasi cosa spacciandosi per selettori e paladini della biodiversità. E' così che amano definirsi, anche a fronte di numeri e circostanze che ancora una volta -succede sempre - chiariscono che caccia e bracconaggio sono solo due deprimenti facce della stessa medaglia. 

I numeri e le circostanze contano, e i volontari e le guardie venatorie della Lac anche quest'anno hanno contribuito a creare i primi e le seconde, perché una parte delle 135 denunce compilate in molto meno di un mese dai carabinieri forestali, quelli del reparto Soarda impegnati nuovamente nel Bresciano con l'Operazione pettirosso, si devono proprio al nostro lavoro di ricerca sul campo.

135 denunce sono un numero impressionante, e sono l'effetto di una causa ben precisa: in ottobre si è scatenato infatti l'effetto Lollobrigida, che potremmo anche definire effetto Meloni, o Bruzzone, o Fontana restando in Lombardia.

L'effetto creato dal costante e sempre più grave smantellamento di tutte le previsioni di tutela della fauna selvatica contenute in una legge quadro nazionale, la famosa 157 del 1992, che su pressione dei tanti portaborse dei bracconieri sparsi nelle amministrazioni regionali e nel governo l'esecutivo ha tolto di mezzo a colpi di decreti. 

Visto il nuovo scenario, il triste mondo della caccia si è rivitalizzato, e tanti, forse tutti hanno pensato di andare alla riscossa mettendosi a sparare a qualsiasi cosa senza ritegno, a piazzare reti e trappole. E anche ad aggredire verbalmente chi si permetteva di contestare le violazioni.

Naturalmente, l'attività di ricerca e investigazione ha portato anche alla scoperta di altre tessere di un mosaico illegale che è sempre esistito indipendentemente dai regali recenti del governo. Un pezzo del puzzle è rappresentato dal traffico clandestino di avifauna che è molto, molto redditizio, e nelle settimane scorse i carabinieri forestali hanno non solo ripreso sulle reti uno dei fornitori di un importante trafficante della Franciacorta già finito nei guai (c'erano finiti entrambi) grazie alle nostre ricerche lo scorso anno, ma  hanno anche scoperto un nuovo, importante rappresentante di questo mercato; sempre grazie a noi.

Operava in una proprietà-fortino a Provaglio Valsabbia, e i militari gli hanno sequestrato centinaia di trappole, decine di reti, migliaia di munizioni da caccia che l'ennesimo cittadino incensurato con licenza deteneva illegalmente, ovviamente i fucili, ma soprattutto decine e decine di uccelli vivi, protetti e cacciabili, che sarebbero diventati richiami spacciati come nati in un allevamento inesistente grazie agli anellini che il finto allevatore aveva regolarmente ricevuto dalle associazioni italiane di ornicoltori. 

Il cacciatore-uccellatore aveva tutto il necessario per modificare e adattare, falsificandoli, i sigilli ricevuti senza controllo alcuno da Foi o Amov, altri elementi della catena dell'associazione per delinquere venatoria, e come altri suoi stimati colleghi si era dotato pure di farmaci dopanti che, somministrati ai tordi che vendeva in nero, li facevano cantare come disperati rendendoli più interessanti agli occhi dei capannisti.

Quello degli uccelli trattati con gli ormoni, e torturati da adulti con l'inserimento a forza sui tarsi di anellini concepiti per essere infilati tra le piccole dita di un pulcino, è solo uno dei tanti orrori di questo mondo orrendo che si vende come depositario di cultura e tradizioni nobili. 

L'orrore è ovunque, e possiamo condensarlo anche in un piccolo "cameo". Piccolo come la rete trovata da un nostro volontario in alta Valsabbia. Dimensioni ridotte ma sufficienti per ospitare un manuale di ornitologia, perché tra i tramagli c'erano - tutti già uccisi dall'inedia  - un ciuffolotto, un rampichino, naturalmente pettirossi, e poi capinere, fringuelli e persino un regolo. Una tristissima natura morta che grazie ai tanti cultori di tradizioni millenarie attivi nel Bresciano si ripropone in tante versioni diverse.

Chiudiamo questa carrellata dolorosa con qualche numero. 

Passando dagli uccellatori industriali a quelli di dimensioni più modeste, in ottobre i nostri volontari sono riusciti a scoprire e a far denunciare dai carabinieri forestali, che naturalmente ringraziamo per il loro prezioso e fondamentale lavoro, 8 diversi trappolatori alle prese con "sep", reti e persino con il vischio e sparsi tra Valsabbia, Valtrompia e Valcamonica: perché uno di questi, recidivo e denunciato anche nei mesi scorsi sempre grazie al nostro lavoro, potesse essere finalmente preso abbiamo dovuto organizzare quattro trasferte nella bassa Valcamonica; anche in notturna. Non solo: abbiamo anche smantellato tre siti di trappolaggio sui quali non sarebbe stato possibile allestire un appostamento scoprendone  in aggiunta altri due che, prima che si concretizzasse la possibilità di organizzare qualsiasi intervento, sono stati smantellati dagli stessi bracconieri. L'appuntamento è solo rimandato. 

E' stata molto importante anche l'attività di contestazione diretta degli illeciti attuata dalle nostre guardie venatorie volontarie: il risultato è stato rappresentato dalla denuncia di 12 onestissimi soggetti incensurati, tra capannisti e vagantisti, sorpresi in flagranza dopo aver abbattuto specie protette utilizzando spesso - anche questo è un classico - richiami elettroacustici. Tra i denunciati anche una guardia di un'associazione venatoria della provincia di mantova.

Hanno fatto strage di fringuelli (prima che il Consiglio di Stato li riportasse tra le specie tutelate grazie al nostro ricorso), peppole, pispole, migliarini di palude, pettirossi, e hanno riempito con il loro piombo quell'ambiente che affermano di voler proteggere. 

Sarebbero rimasti impuniti se i volontari della Lac non avessero dedicato tempo ed energie per trovarli e metterli fuori gioco.

 Sosteneteci perché sia possibile continuare a portare avanti questa attività.

A seguire gallery di animali illecitamente uccisi perchè con mezzi vietati o perchè specie non cacciabili.  

 

Vedi anche QUI un nostro breve video della liberazione di parte dell'avifauna sequestrata durante l"Operazione Pettirosso 2025" 

In meno di un mese 135 denunce, sequestrati 2.467 uccelli, di cui molti ancora vivi, ma anche esemplari trovati morti, destinati probabilmente alla vendita illegale o al consumo. Sono stati inoltre requisiti 1.110 dispositivi di caccia non autorizzati, 135 armi da fuoco, 13.330 munizioni, 20 kit per la contraffazione degli anelli identificativi (utilizzati per far sembrare regolari gli animali catturati) e 73 confezioni di farmaci dopanti, sostanze spesso utilizzate per aumentare la resistenza degli uccelli o falsarne lo stato di salute.

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