Vai al contenuto principale
LAC

Emergenza Mixomatosi in Lombardia: fermate la caccia

IMG 20261010 WA0011

Emergenza mixomatosi in Lombardia serve il blocco immediato della caccia e delle immissioni

L'emergenza epidemiologica legata alla diffusione della mixomatosi nella lepre sta travolgendo anche la Lombardia e mette a nudo tutte le contraddizioni di un sistema venatorio fondato sui ripopolamenti artificiali e sull'importazione massiccia di animali dall'estero. Di fronte a una situazione in rapida espansione, è necessaria la sospensione dell'attività venatoria sull'intero territorio regionale e il blocco di qualsiasi nuova immissione di selvaggina “pronta caccia”.

Con decreto emanato nella giornata di ieri, Regione Lombardia si è limitata a ratificare la sospensione della caccia alla lepre nell'ATC1 Mantova dal 12 ottobre e nell'ATC2 Varese, dove la chiusura è scattata dal 9 ottobre. Interventi tampone, tardivi, disomogenei e del tutto inadeguati mentre i contagi hanno già raggiunto i confini della provincia di Brescia. Una gestione frammentata e priva di una regia regionale. Solo pochi Ambiti Territoriali di Caccia (ATC) intervengono con misure episodiche e disomogenee: mancano del tutto provvedimenti regionali coordinati, fondati sulla tutela della fauna selvatica, sulla biosicurezza e sulla prevenzione sanitaria.

La diffusione della malattia nel Nord Italia decreta il fallimento della scellerata prassi dei "ripopolamenti", smascherando un modello venatorio lombardo malato. Da anni migliaia di lepri vengono acquistate a caro prezzo all'estero (costo di una lepre tra i 120 e i 180 euro + IVA) in aree come l'Est Europa, nelle quali tali patologie sono endemiche e diffuse, e successivamente liberate per continuare a sostenere l'attività venatoria: migliaia di animali sono sottoposti a cattura, trasporto e concentrazione in strutture che possono favorire la diffusione di agenti patogeni. Cifre astronomiche spese per animali dal tasso di mortalità elevatissimo, con il solo potenziale esito di diffondere il virus sul territorio.

Non solo la caccia aggiunge strage a strage, ma gli spostamenti di persone, cani, mezzi e attrezzature aumentano il rischio di diffusione indiretta di agenti patogeni.
La risposta istituzionale non cambia: prima si creano le condizioni per far ammalare gli animali, poi li si massacra con il pretesto del contenimento unicamente per tutelare la lobby della caccia. Nemmeno siccità ed epidemie fermano questa corsa al massacro, la parola d'ordine resta "sparare ad ogni costo".

A peggiorare il quadro è la persistente mancanza di trasparenza da parte della Regione, che continua a non pubblicare i dati su immissioni, abbattimenti e monitoraggi epidemiologici, impedendo ai cittadini di conoscere la reale entità del fenomeno.

Il business opaco delle importazioni dall'Est Europa interessa in modo massiccio soprattutto province come Brescia, Bergamo, Milano e Cremona, dove la presenza della lepre è sostenuta solo da continue immissioni artificiali anziché da popolazioni naturali stabili e autosufficienti.

Le criticità non riguardano soltanto la lepre. Lo stesso meccanismo perverso interessa altre specie allevate e successivamente liberate e sparate per far divertire le doppiette, come i fagiani "pronta caccia", immessi continuamente a stagione aperta.
La mixomatosi smaschera l'ennesima vergognosa complicità della Regione Lombardia con gli interessi venatori, a discapito della conservazione degli ecosistemi e degli animali.

Serve una svolta radicale: stop immediato alle immissioni, piena trasparenza dei dati, monitoraggio scientifico indipendente e sospensione della caccia fino al completo superamento dell'emergenza sanitaria.