Gestione dei cinghiali e degrado ambientale: una questione di ecofisiologia: il caso italiano - Prof. Andrea Mazzatenta
Wild Boar Management and Environmental Degradation: A Matter of Ecophysiology—The Italian Case
Andrea Mazzatenta
Scienze Department, ‘G. d’Annunzio’ University of Chieti-Pescara, 66100 Chieti, Italy; andrea.mazzatenta@unich.it
L’articolo analizza l’emergenza legata alla crescita incontrollata del cinghiale (Sus scrofa) in Italia, interpretandola come il risultato paradossale delle stesse politiche di gestione faunistica adottate per contenerla. Basandosi esclusivamente su dati ufficiali di enti pubblici italiani, lo studio ricostruisce l’evoluzione storica della specie, dalle reintroduzioni a fini venatori del secondo dopoguerra fino all’attuale esplosione demografica, associata a gravi danni ambientali, agricoli ed economici. L’autore dimostra che l’intensa pressione antropica, in particolare l’abbattimento sistematico e non selettivo, ha indotto una profonda risposta fisiologica e comportamentale nella specie, favorendo il passaggio da una strategia riproduttiva di tipo K (stabile e regolata) a una di tipo r (rapida ed espansiva). Centrale in questo processo è il ruolo della comunicazione chimica e della struttura sociale: l’eliminazione di femmine dominanti e maschi adulti rompe i meccanismi feromonali di controllo riproduttivo, anticipando la maturità sessuale e aumentando la frequenza delle nascite.
Lo studio confuta l’ipotesi che fattori ambientali come clima, ricolonizzazione forestale o abbandono rurale siano le cause principali dell’espansione, proponendo invece un modello di “danno ambientale” legato alla perdita dell’omeostasi della specie e dell’ecosistema.
In conclusione, l’articolo sostiene la necessità urgente di un approccio integrato di tipo ecofisiologico alla gestione del cinghiale, che superi la logica emergenziale del solo abbattimento e si fondi su basi scientifiche, conservazionistiche e sistemiche.