Norme per la fauna ittica

La tutela dei pesci è storicamente carente: nonostante la crescente evidenza scientifica che li riconosce come animali senzienti, capaci di provare dolore e paura, le leggi europee attuali non garantiscono adeguate protezioni per il loro benessere in allevamento, lasciandoli spesso in condizioni di sovraffollamento, stress e sofferenza, e questo nonostante la crescente pressione per chiedere una revisione legislativa che li includa pienamente.

La Direttiva Europea 2000/60/CE (DQA),  che istituisce un quadro per l’azione comunitaria in materia di acque, ha definito un sistema per la protezione delle acque superficiali e sotterranee con lo scopo di mantenere e migliorare l’ambiente acquatico all’interno della Comunità Europea. Gli obiettivi della DQA riguardano infatti le misure per prevenire il deterioramento quali- quantitativo delle acque e per migliorarne lo stato di qualità, oltre che assicurarne un utilizzo sostenibile, basato sulla protezione a lungo termine delle risorse idriche disponibili.

Parlando di pesci non d'allevamento, le norme per la tutela ittica in Italia sono stabilite a livello nazionale e regionale, con l'obiettivo di conservare la fauna e gli ecosistemi acquatici attraverso divieti specifici (es. pesca in zone protette, uso di certe esche, pesca subacquea in alcune aree), misure minime di cattura per le specie, periodi di fermo biologico e restrizioni sulle tecniche di pesca, gestendo anche le licenze di pesca, le zone di ripopolamento e la partecipazione dei pescatori, con sanzioni per le violazioni. 

Leggi nazionali utili

Testo unico delle leggi sulla pesca (r. d. 8 ottobre 1931 n. 1604 ). Ha riordinato e unificato la legislazione sulla pesca in Italia, regolamentando l'esercizio della pesca in acque interne e marittime, stabilendo norme per la licenza, la sorveglianza, le sanzioni e la protezione della fauna ittica e dell'ecosistema acquatico e, nonostante modifiche successive, è ancora alla base di molte disposizioni sulla pesca in Italia. 

Dopo la fine del secondo conflitto mondiale la pesca marittima e la pesca nelle acque interne cominciano a seguire strade diverse con una ricostruzione della materia ed una disciplina giuridica basata sulla netta differenziazione tra pesca marittima e pesca nelle acque interne.

In definitiva, alla scissione della materia hanno finito per corrispondere potestà legislative diverse: quella dello Stato per la pesca marittima e quella delle Regioni per la pesca nelle acque interne.

La Legge n. 963 del 1965 e normative successive, disciplina la pesca marittima in Italia. Definisce il concetto di pesca marittima, stabilisce l'obbligo di permessi e licenze (poi evoluti in licenze specifiche), regolamenta le modalità di esercizio (attrezzi, zone, tempi) e introduce norme per la tutela delle risorse biologiche, vietando pratiche dannose come l'uso di esplosivi, ed energia elettrica. In sostanza, è la norma fondamentale che organizza e regola l'attività di pesca in mare. Molti articoli di questa legge sono stati in seguito abrogati o sostituiti da decreti legislativi più recenti (come il D. Lgs. 153/2004 e il D. Lgs. 4/2012).

Dopo la Legge 963/1965 che ha disciplinato la pesca marittima, il T.U. 1604/1931 è rimasto applicabile solo per la pesca nelle acque interne (fiumi, laghi, torrenti, canali), includendo anche piscicoltura e acquacoltura, sebbene nel tempo siano intervenute altre norme specifiche, regionali e comunitarie, per modernizzare e integrare la normativa, introducendo licenze e regolamenti specifici, ma il decreto del 1931 è ancora una base per la pesca in acque interne. 

l. 17 febbraio 1982 n. 41 

Istituisce il "Piano per la razionalizzazione e lo sviluppo della pesca marittima", volta a migliorare il settore attraverso la ricerca, la conservazione delle risorse, la modernizzazione della flotta, lo sviluppo dell'acquacoltura, la creazione di zone di riposo biologico e il potenziamento delle infrastrutture di supporto, mirando a una gestione sostenibile e al miglioramento della bilancia commerciale

La pesca in acque interne in Italia 

E' regolata da una normativa quadro nazionale  Legge 154/2016 per il contrasto alla pesca illegale ma la gestione e regolamentazione specifica della pesca nelle acque interne come dicevamo è delegata alle Regioni, che emanano leggi e regolamenti regionali, definendo licenze (tipo A, B, C), zone di protezione, divieti e sanzioni, in base alle caratteristiche dei propri bacini idrici e alla fauna ittica locale, con l'obiettivo di tutelare le risorse.

Per conoscere le norme precise, consulta il sito della tua Regione