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LAC

Si chiude la stagione venatoria 2025/26

STAGIONE VENATORIA 2025/2026: VITTORIE NEI TRIBUNALI, MA IL GOVERNO E LE REGIONI SONO DIVENTATI IL BRACCIO OPERATIVO DEGLI ESTREMISTI DEL FUCILE

Si chiude una stagione venatoria segnata da un paradosso inaccettabile. Da un lato celebriamo le straordinarie vittorie legali in diverse Regioni ; dall'altro assistiamo a un attacco legislativo del Governo senza precedenti, volto a smantellare le basi della protezione della fauna in Italia. 

La politica si è ormai trasformata nel braccio operativo degli estremisti del fucile. 

In Veneto abbiamo ottenuto una vittoria importante il TAR ha accolto il nostro ricorso costringendo la politica a piegarsi alla scienza e alla protezione della natura, strappando ai fucili giorni preziosi a vari uccelli acquatici soprattutto nelle zone umide del Delta del Po, veri e propri campi di sterminio.  Parallelamente, il TAR Liguria ha emesso una sentenza clamorosa dichiarando illegali le deroghe caccia per motivi tradizionali su Storni e Fringuelli: non si può uccidere per ragioni ludiche o tradizioni desuete, poiché le deroghe sono ammesse solo per gravi danni o sicurezza.

Nonostante questi successi, il panorama nazionale resta cupo a causa dell'assalto alla Legge 157/92. 

La modifica normativa sta trasformando la fauna da patrimonio indisponibile dello Stato a risorsa sacrificabile per scopi commerciali privati e ricreativi. 

Le Regioni pretendono ora di autorizzare il prelievo di specie in agonia e in cattivo stato di conservazione, come il Moriglione e la Pavoncella, ignorando sistematicamente gli scienziati. 

Continua inoltre l'orrore dei richiami vivi, uccelli prigionieri in poco spazio chiusi al buio, e l'uso strumentale dell'Articolo 19 della Legge quadro Nazionale come cavallo di Troia per sparare ovunque, anche in aree protette e demaniali, con la scusa del controllo faunistico.

In questo scenario, la Lombardia si conferma come il feudo della caccia selvaggia, dove la gestione della fauna è precipitata in un Medioevo ambientale senza ritorno. 

Grazie al nostro ricorso, il Consiglio di Stato ha sospeso nel tardo 2025 la caccia in deroga a uccelli protetti come Fringuello e Storno,  una delibera che autorizzava l'abbattimento di oltre 97.000 fringuelli e 36.000 storni in violazione della Direttiva Uccelli 2009/147/CE. Nonostante il TAR avesse inizialmente permesso il prelievo, il Consiglio di Stato ha ribaltato la decisione censurando un "far west venatorio" privo di controlli certi e responsabile di un grave depauperamento faunistico. Tuttavia, la Regione ha già annunciato che per la prossima stagione 2026/2027 metterà nuovamente nel mirino non solo Fringuelli e Storni, ma anche specie protette come Peppola, Pispola e Frosone. 

È inaccettabile forzare la mano su uccelli protetti per garantire la "tradizione" dello sparo: uccidere piccoli passeriformi è un atto anacronistico e scientificamente ingiustificabile.

A questa vergogna si aggiunge l'ostinazione di voler utilizzare fascette di plastica per i richiami vivi utilizzati per la caccia per favorire il bracconaggio e nel voler riaprire i Roccoli, con l'impegno di spesa pubblica: trappole medievali dove i migratori vengono catturati indiscriminatamente e condannati a una vita in gabbie minuscole come richiami viventi, subendo manipolazioni del fotoperiodo per indurli a cantare fuori stagione. 

Nel prossimo calendario, con un'ISPRA ormai svenduta, si progetta di allungare la stagione e colpire specie globalmente minacciate come Allodola, Coturnice, Moriglione e Pavoncella. 

Non si può sparare a chi sta scomparendo: è un controsenso biologico e morale.

Anche sui valichi montani, rotte migratorie internazionali dove la caccia dovrebbe essere vietata per le direttive europee, la Regione Lombardia continua a "dimenticare" l'individuazione necessaria per lasciare i fucili liberi di sparare. 

Tutto questo avviene in un vuoto di legalità calcolato: la mancanza di un Piano Faunistico Venatorio Regionale (PFVR) aggiornato permette di navigare a vista seguendo solo la bussola del consenso elettorale, evitando i lacci della pianificazione scientifica.

LAC come sempre darà battaglia perché la tutela della fauna selvatica è un bene importante per tutti