Il Lupo e il bracconaggio in Piemonte
Secondo le stime più aggiornate, in Piemonte la popolazione attuale di lupi si attesta attorno ai 464 esemplari.
La regione Piemonte, in particolare, rappresenta uno dei territori più rilevanti per la conservazione e la sopravvivenza della specie, soprattutto se si considera che sulle Alpi italiane il numero di lupi non supera di poco il migliaio di unità.
Sebbene la principale causa di mortalità sia riconducibile agli incidenti stradali, il bracconaggio resta la seconda causa di morte.
Rispetto ai dati del 2024, nel 2025 si è purtroppo registrata una netta impennata dei casi: un fenomeno in crescita non solo a danno del lupo, ma dell’intera fauna selvatica.
Il bracconaggio si configura infatti come una minaccia sempre più preoccupante, alimentata dalla persistente scarsità di controlli sul territorio e da un approccio gestionale che, con frequenza crescente, finisce per trasformare la fauna selvatica in un “nemico” da contrastare con ogni mezzo.
Nello scorso anno la LAC, attraverso il Servizio di Vigilanza, e con il supporto dei volontari impegnati nelle attività antibracconaggio, ha preso parte a diverse iniziative di carattere preventivo.
Tra queste rientrano, ad esempio, il monitoraggio della presenza dei lupi e dei loro spostamenti sul territorio, oltre a decine di uscite operative finalizzate all’individuazione di trappole, lacci e bocconi avvelenati.
Una particolare attenzione è stata inoltre dedicata ai controlli sulla vendita online di tagliole e altre trappole di diversa tipologia.
Grazie alla collaborazione dei Carabinieri Forestali e delle guardie provinciali/polizia locale metropolitana, è stato possibile impedire che circa cinquanta di questi micidiali congegni finissero nelle mani di potenziali bracconieri e malintenzionati.
Oltre alle armi da fuoco, infatti, il lupo viene insidiato attraverso tagliole, lacci in acciaio, gabbie-trappola, fosse e bocconi avvelenati.
Si tratta di sistemi di bracconaggio “vili e silenziosi”, che richiedono un notevole impiego di energie sul campo: solo attraverso un’azione costante e capillare è possibile individuarli e renderli inoffensivi.
Il boccone avvelenato, in particolare, rappresenta la forma di minaccia più insidiosa. Le sostanze utilizzabili per confezionare le esche sono numerose; spesso vengono impiegate carcasse di animali selvatici o di allevamento come attrattivo e, nei dintorni, vengono disseminati piccoli bocconi, capaci di garantire un’ingestione rapida da parte del predatore o dello spazzino di turno.
Non di rado, la presenza di esche avvelenate viene rilevata esclusivamente dopo il ritrovamento di carcasse di animali selvatici avvelenati.
In altri casi, come accade frequentemente, la scoperta avviene in seguito a disgraziati incontri: cani di proprietà, durante una passeggiata con i propri accompagnatori, hanno la sfortuna di imbattersi nelle esche.
Le aree maggiormente colpite dal fenomeno del bracconaggio sono l’Alessandrino, il Torinese e il Cuneese.
Il ritorno naturale del lupo, oltre ad alimentare l’antica diffidenza verso il predatore, ha riacceso criticità ormai lontane nel tempo: episodi di predazione sul bestiame, nonché forme di competizione con il mondo venatorio.
A ciò si aggiunge la mancanza di un’informazione corretta, aggravata dalla proliferazione di contenuti falsati e costruiti ad arte da diverse fonti: negli ultimi anni, tali narrazioni hanno innescato una vera psicosi collettiva nei confronti del lupo, facendo riemergere un clima che richiama il Medioevo, con la conseguente alimentazione di atteggiamenti di giustizialismo e illegalità verso questo straordinario predatore.
Questa deriva ha infine condotto al declassamento del lupo da specie “particolarmente protetta” a “protetta”, recepito in Italia a gennaio 2026. Tale passaggio consente, per gli Stati membri della Convenzione di Berna, una maggiore discrezionalità nel trattare gli esemplari considerati “problematici”.
I risultati ottenuti in questi anni grazie alle politiche di tutela hanno portato a superare lo status di specie a rischio di estinzione: resta però fondamentale, attraverso il nostro impegno, preservare e consolidare tale traguardo. Ormai è evidente che, per la politica, il lupo sia soprattutto un animale da gestire; e quando si entra nel campo della “gestione”, la tutela della specie finisce troppo spesso per passare in secondo piano.
Per questo motivo, ogni azione concreta di protezione non può ridursi a dichiarazioni di principio o a interventi episodici.
Occorrono investimenti strutturali, continuità nelle attività di prevenzione e un rafforzamento dei presidi sul territorio, così da spezzare la catena che alimenta il bracconaggio e, in generale, ogni forma di illegalità. Parallelamente, è indispensabile promuovere una comunicazione rigorosa e basata su dati verificabili, in grado di contrastare la disinformazione e di ricondurre il confronto su basi scientifiche e responsabilità condivise.
Solo una visione autenticamente orientata alla tutela può garantire coesistenza e sicurezza.
Da un lato proteggere il lupo, dall’altro sostenere le comunità locali, sviluppare l'educazione alla corretta interazione tra uomo e animale; fornire agli allevatori gli strumenti per la protezione attiva del bestiame, che sappiamo efficaci, in comodato d’uso gratuito.
In assenza di tutto ciò, il rischio è che si consolidino dinamiche pericolose—non soltanto per la specie, ma anche per l’equilibrio complessivo degli ecosistemi e per la fiducia tra cittadini, istituzioni e operatori impegnati nella conservazione.
La difesa del lupo, dunque, non è soltanto una battaglia di tipo naturalistico: è una scelta culturale e civile, che impone fermezza contro chi agisce nell’ombra e, allo stesso tempo, impegno quotidiano per costruire un futuro sostenibile.
In questo contesto, il nostro lavoro di vigilanza, monitoraggio e repressione delle condotte illecite in ausilio alle forze dell’ordine, rappresenta un presidio imprescindibile, capace di trasformare la tutela in risultati concreti, misurabili e duraturi.
Fabrizio Bonetto - Delegato LAC Piemonte