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LAC

Lupi: il 5% della popolazione italiana a rischio di abbattimento autorizzato

LUPO: Gli abbattimenti della Pubblica Amministrazione sono un errore storico. La specie resta a rischio per bracconaggio ed altre cause antropiche 


LAC e il mondo scientifico lanciano l’allarme: 

Le uccisioni legali non fermano i conflitti, alimentano solo una persecuzione pericolosa. La vera soluzione è la prevenzione, non i fucili.

Con la pubblicazione il 21 gennaio in Gazzetta Ufficiale del decreto 6/11/2025 che recepisce la modifica del recepimento italiano della Direttiva “Habitat,” il Lupo in Italia passa ufficialmente da specie "rigorosamente protetta" a "specie di  interesse comunitario il cui  prelievo  nella  natura  e  il  cui  sfruttamento potrebbero  formare  oggetto  di  misure  di  gestione”.

Cosa sta accadendo in concreto ?


Vari assessorati regionali all’agricoltura hanno l’esigenza mediatica di mostrare qualche carcassa di lupo abbattuto a colpi di carabina da parte di personale di vigilanza o da “volenterosi” autorizzati, per compensare anni di allarmismi isterici e di mancata prevenzione di eventuali danni ad allevamenti zootecnici.
Ma per farlo hanno bisogno di essere spalleggiati dal Parlamento e Governo attraverso modifiche normative.

L’ultimo atto di questo complesso percorso di peggioramento normativo è la prevista determinazione, a  cadenza annuale, con decreto del Ministero dell’Ambiente, della quota di lupi catturabili o abbattibili nelle varie regioni, ai sensi dell’art. 13 della recente legge 131/2025  sulla “promozione delle zone montane”.


L’ultima ipotesi sul tappeto, attesa in Conferenza Stato-Regioni, è una bozza di decreto ministeriale impostata su un potenziale abbattimento/cattura di un 5% della popolazione stimata in Italia, in pratica 160 individui da mettere nel mirino nel 2026.

Il significato? Una maggior flessibilità di gestione ma non una rivoluzione. Già oggi, per esempio, Trentino e Alto Adige hanno autonomia gestionale e si sono già portate avanti con proprie norme provinciali.

Una scelta basata sulla propaganda, non sulla scienza.


Assottigliare annualmente la popolazione di lupo, senza considerare le centinaia di animali che comunque muoiono per altre cause antropiche (collisioni stradali, malattie, bracconaggio) rappresenta un gravissimo errore politico, giuridico e scientifico. Questa decisione si fonda su un'istruttoria insufficiente e su una narrazione allarmistica che non rispecchia la realtà dei fatti. Nonostante la popolazione sia stimata intorno ai 3.300 individui, il lupo è tutt’altro che fuori pericolo: la sua sopravvivenza è minacciata ogni giorno da fattori che spesso rimangono invisibili o impuniti.

La strage silenziosa: Bracconaggio e Incidenti


Si ignora deliberatamente che la popolazione di lupi in Italia perde già ogni anno almeno il 10% dei suoi esemplari a causa di cause antropiche:

Il Ministero dell’Ambiente sembra aver dimenticato una sua precedente stima che determina che ogni anno vengono uccisi per bracconaggio ed altre cause circa 300 lupi, vale a dire il 10% della popolazione totale che si stima vivere sul territorio italiano.

   Bracconaggio: Avvelenamenti, lacci e colpi di fucile continuano a essere una piaga diffusa.

    
   Incidenti stradali: investimenti, oggetto di scarsi accertamenti, riducono i relativi nuclei familiari lungo le arterie stradali.
   

In questo contesto, autorizzare abbattimenti legali non ridurrà il bracconaggio, ma potrebbe inviare un segnale pericoloso di "via libera", rompendo un tabù culturale e legale che espone la specie a una persecuzione ancora più feroce.
Ricordiamo che la tutela giuridica del lupo da abbattimenti illegali resta presidiata da sanzione penale come prima.

L’abbattimento non aiuta la zootecnia: la prevenzione è l’unica via


Le uccisioni non risolvono i problemi degli allevatori. La scienza e l'esperienza sul campo dimostrano che le predazioni si riducono drasticamente, fino ad azzerarsi, solo dove vengono applicate misure di prevenzione serie e combinate:

 

  •  Recinzioni elettrificate di ultima generazione.
        
  • Cani da guardiania correttamente addestrati.
        
  • Presenza del pastore e ricovero notturno del bestiame.
       
  • Gestione corretta dei rifiuti per evitare l'avvicinamento dei predatori ai centri abitati.

 

Un danno agli ecosistemi


Colpire il lupo significa compromettere l'equilibrio dei nostri ecosistemi.

Come predatore vertice, il lupo è un fondamentale bioregolatore degli ungulati. È paradossale, inoltre,  invocare l'uccisione dei lupi mentre ci si lamenta dei danni causati dall'eccesso di cinghiali , della diffusione della peste suina africana o dalla proliferazione dell’esotica Nutria.


Non c’è strategia in questo decreto, solo cattiva politica e propaganda. Continuare ad alimentare l’allarmismo e indicare il lupo come il nemico pubblico significa assumersi la responsabilità di un danno agli ecosistemi e alla biodiversità.


Chiediamo con forza che le Regioni non utilizzino la "flessibilità" concessa per dare il via a fucilate propagandistiche  (12 qua, , 4 di là, ecc.) e che si investa realmente sulle misure di convivenza, le uniche in grado di proteggere sia il lavoro degli allevatori che il nostro patrimonio faunistico.

Ci opporremo con ogni azione legale possibile a decisioni che forzano la mano per autorizzare le uccisioni , con passi che possono riportarci indietro di cinquant’anni , ovvero al periodo che vide il Lupo vicino all’estinzione in Italia e nell’Europa occidentale.