LAC IN ACTION

Non siamo i soli in Europa e nel bacino del Mediterraneo, un’immensa terra degli orrori venatoria, ma di certo l’Italia, e in particolare alcune regioni e province, ha molto da insegnare al mondo relativamente alle tante modalità per far strage di animali selvatici; in particolare di uccelli. Il numero dei cacciatori italiani effettivamente in attività (calcolato in base al numero reale dei tesserini venatori regionali richiesti, in quanto il numero delle licenze di porto di fucile rilasciate dalle questure  e valide per 5 anni, è fuorviante) è sceso sotto la soglia dei 470.000, a dispetto delle cifre più trionfalistiche che vengono diffuse dal mondo armiero.

Nonostante questo costante calo dei cacciatori ufficiali,  molti dei quali dismessa la licenza spesso per semplici ragioni finanziarie si dedicano a tempo pieno al bracconaggio, quello venatorio è un mondo che, anche per la presenza di tanti potenti (economicamente e politicamente), continua a godere di sostegni politici inimmaginabili neppure per la grande industria. E proprio questo storico appoggio permette il perpetuarsi di decreti o addirittura leggi che, in aperta violazione delle direttive comunitarie e delle norme quadro nazionali, cercano di reintrodurre la caccia in deroga a uccelli protetti su scala continentale; di riaprire mostruosità cancellate per legge come gli impianti di cattura con le reti (i roccoli) per rifornire di uccelli da richiamo vivi i tanti che praticano la caccia da appostamento fisso all’avifauna migratrice; di allungare la stagione venatoria e l’elenco delle specie cacciabili e di coinvolgere illegalmente i cacciatori in operazioni inutili, crudeli e dannose come i piani di contenimento di alcune specie – su tutte il cinghiale e la volpe – consentendo ai praticanti di sparare tutto l’anno. La Lega per l’Abolizione della Caccia è impegnata in prima fila nei tribunali amministrativi regionali per contrastare tutte le forzature illegittime in materia di specie, periodi, carnieri abbattibili ecc. emessi annualmente dalle Regioni.

Lo storico e sempre fortissimo legame tra politica e caccia, particolarmente forte guarda caso nelle regioni e nelle province in cui l’illegalità venatoria è la regola e non l’eccezione (su tutte la Lombardia e Brescia in particolare, la Toscana, il veneto e la Calabria) permette la sopravvivenza di un armamentario da film degli orrori. È orribile la pratica della cattura e della gestione dei richiami vivi, fino a qualche anno fa catturati legalmente nei roccoli – grandi impianti arborei realizzati in zone straetegiche, tappezzati di reti e resi attraenti dall’uso di altri uccelli costretti a cantare fuori stagione per attirare i conspecifici – e poi destinati, anche oggi, a una vita all’ergastolo in gabbiette piccole e luride, senza poter mai lavare il piumaggio e rinchiusi in primavera e in estate al buio per invertire il ciclo biologico e spingerli a cantare in autunno.
Oggi i roccoli sono chiusi, e la richiesta di continuare a rifornire il mercato dei richiami vivi ha moltiplicato un’attività già fiorentissima soprattutto nel Bresciano, forse il più importante black spot nazionale del bracconaggio, dove la caccia da capanno è ancora molto praticata: la cattura illegale di migliaia di esemplari. Una cattura sempre esistita, legata a filo doppio all’attività dei migratoristi, che prosegue anche grazie all’opera di decine di finti allevatori, dotati magari solo di poche e poco prolifiche coppie di riproduttori e prontissimi a rifornirsi in natura appunto con le reti; oppure rubando migliaia di pulli di tordo e cesena direttamente dai nidi in Trentino e in Alto Adige.
Le «necessità» della caccia bresciana, ma anche di quella veneta (e in particolare delle province di Vicenza e di Treviso) finiscono poi per legarla con gli altri black spot nazionali, che non sono da meno, moltiplicando i reati e le stragi. Così, gli uccelli vivi che servono ai capannisti del Nord arrivano anche dalle reti stese in Puglia e Calabria, e i cacciatori del Nord in trasferta trovano sempre qualcuno che offre zone franche nel Meridione per sparare a qualsiasi cosa e riempire il furgone frigorifero di uccelli. La Commissione europea ha aperto una procedura Pilot, propedeutica ad un’infrazione, per i numerosi casi di bracconaggio in Italia. Per questo nel marzo 2017 è stato approvato dalla Conferenza Stato -Regioni un Piano nazionale di contrasto agli illeciti contro gli uccelli selvatici. Questo Piano è rimasto solo sulla carta, inattuato.
L’effetto di tutto ciò? Parlando solo dell’avifauna, la Lac stima che ogni anno in Italia vengano uccisi 17 milioni di piccoli uccelli. Un dato probabilmente sottostimato che deve fare i conti anche col trappolaggio: esistono naturalmente gli uccellatori «puri», bracconieri che non hanno mai avuto una licenza di caccia, ma semplicemente analizzando le denunce per illegalità venatorie dei corpi di polizia emerge che una percentuale variabile tra il 70 e il 90% dei casi di bracconaggio coinvolge proprio i cacciatori.

Sono diverse le attività che mettiamo in campo, eccone alcune:

 

Antibracconaggio

CAMPI ANTIBRACCONAGGIO

Il bracconaggio consiste nella cattura di animali selvatici ed è un fenomeno illegale e inaccettabile che persiste a causa di tradizioni e del mercato nero legato al mondo venatorio e alimentare.

La Lega Abolizione Caccia, da oltre 20 anni, organizza campi antibracconaggio in molte zone d’Italia:
– Valli Bresciane in da agosto a dicembre
– Sardegna a dicembre
– Ponza, Isola del Giglio e Trentino Alto Adige da marzo a maggio

Inoltre i volontari della LAC, in collaborazione con il CABS (Committee Against Bird Slaughter)  partecipano ai campi antibracconaggio in europa, in particolare a Cipro e Malta.

Voli spezzati

Il documentario mostra le attività dei volontari svolte nelle principali rotte migratorie ed in altre zone di trappolaggio: Valli bresciane, Ponza, Sardegna e Trentino Alto Adige.
Si stima che ogni anno solo in Italia vengano uccisi 5,6 milioni di uccelli a causa della caccia e del bracconaggio.
I reati venatori sono compiuti per il 78% da persone in possesso di licenza di caccia o che l’hanno avuta di recente.

Nelle Valli Bresciane –segui gli aggiornamenti–

Diario di 3 giorni di antibracconaggio nelle Valli Bresciane con i volontari della Lega Abolizione Caccia

Il campo si svolge dalla fine di settembre all’inizio di novembre. Vi partecipano centinaia di volontari provenienti da tutta europa che giornalmente perlustrano la provincia di Brescia in cerca delle trappole per gli uccelli migratori, soprattutto reti, archetti e le sep, trappole utilizzate tradizionalmete per catturare i topi. Le zone dove si trovano le trappole vengono segnalate alla Forestale o ai Carabinieri che dopo appostamenti e indagini individuano e denunciano il bracconiere.

Sud Sardegna — segui gli aggiornamenti–

LAC - Lega Abolizione Caccia
Laccio

Il campo si svolge tra novembre e dicembre. I volontari perlustrano i territori di Uta, Capoterra, Santadi e i dintorni dell’Oasi WWF di Monte Arcosu ad Est di Cagliari, e il territorio dei Sette Fratelli ad Ovest di Cagliari, in cerca di trappole per l’avifauna, costituite da piccoli cappi di crine di cavallo o di nylon, e di lacci d’acciaio utilizzati per la cattura di ungulati, cinghiale e cervo sardo in particolare.

Isole Pontine –segui gli aggiornamenti–

LAC - Lega Abolizione Caccia
Raccolta cartucce

Il campo si svolge nei mesi di aprile e maggio. I volontari, oltre a perlustrare l’isola di Ponza in cerca delle trappole sep utilizzate per la cattura degli uccelli, all’alba fanno da sentinelle nelle zone in cui vengono utilizzati i fucili da caccia contro gli uccelli migratori. La presenza dei volontari, l’incoraggiamento del turismo naturalistico e del birdwatching ostacola comunque i bracconieri e getta le basi per una cultura rispettosa dell’ambiente.

Isola del Giglio –segui gli aggiornamenti–

LAC - Lega Abolizione Caccia
Schiaccia

Il campo si svolge nei mesi di aprile e maggio. I volontari perlustrano l’isola in cerca di schiacce utilizzate per la cattura degli uccelli e di lacci per i conigli.

Cipro –segui gli aggiornamenti–

LAC - Lega Abolizione Caccia
Vischio

Il campo si svolge sia in primavera, tra aprile e maggio, sia in autunno, in settembre. Nel 2000 e nel 2001 la LAC ha aperto questo campo, ora organizzato dal CABS. I volontari nel sud est dell’isola cercano reti, la cui provenienza sembra essere il bresciano, e bastoncini di vischio in cui gli uccelli rimangono incollati.

Ogni anno la LAC organizza degli incontri di formazione per i volontari che vogliono partecipare ai vari campi.
In queste giornate vengono fornite nozioni su leggi venatorie e su enti preposti al controllo dell’attività venatoria e del bracconaggio.

Se anche tu vuoi aiutarci, partecipando ai campi antibracconaggio scrivi a Campi Antibracconaggio LAC

Campagna anfibi

SALVATAGGIO ANFIBI

LAC - Lega Abolizione Caccia
Salvataggio anfibi

Ogni anno in primavera il rospo comune (Bufo bufo) si risveglia dal letargo invernale nei boschi per raggiungere i luoghi di riproduzione, laghi e stagni.

I nuclei attivi di volontari LAC sono presenti in varie zone d’Italia, dal Piemonte alla Lombardia, al Veneto, al Trentino Alto Adige, al Friuli Venezia Giulia, al Lazio.
Il periodo di attività varia a seconda della zona. Chi vuole partecipare può scrivere a bufobufo@abolizionecaccia.it o chiamare il 333 9206116

SOS Fauna selvatica

SOS Fauna selvatica

La LAC si occupa del recupero e delle prime cure di animali selvatici in difficoltà
In questa sezione potere trovare alcune informazioni essenziali per intervenire in modo efficace senza rischiare di nuocere agli animali selvatici in difficoltà.

 

Lega per l'abolizione della caccia

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