Umbria: a caccia di cinghiali con Blindo Centauro o meglio rispolverare le aste medievali?

Se torturi i numeri abbastanza a lungo, confesseranno qualsiasi cosa.
[If you torture numbers long enough, they will confess to anything].
Gregg Easterbrook, The Progress Paradox, 2003

 

Amministratori e politici sanno bene che le scelte dipendono in buona misura dal modo in cui i dati vengono presentati e che le persone raramente sono in grado di riconoscere le trappole che si possono celare dietro ai numeri. Così, in funzione dell’obiettivo (economico e di consenso da raggiungere) che si intende raggiungere, i dati possono essere presentati ad arte, per impressionare ignari cittadini nel caso specifico, in modo di orientare le decisioni nella direzione voluta con il “consenso popolare”, che era volto un tempo a far bruciare le “streghe”, ora a far uccidere intere famiglie di cinghiali con i loro piccoli.

Cosa c’è di meglio per poter far divertire chi imbraccia pericolosissime armi mortali, ogni giorno ed ogni notte, in Umbria, che non spaventare i cittadini inermi che dovranno chiudersi in casa per non essere presi dovunque a fucilate, anche dall’esercito invocato a fare esercitazioni di tiro al cinghiale, dopo essere stati isolati nelle proprie abitazioni già tanti mesi per il Covid?

E se tornassimo alle aste da cinghiale come nel medioevo, sicure per la popolazione e usate da uomini solo forti coraggiosi ed esperti? Sicuramente tanti morti e feriti in meno!

In relazione ad alcuni articoli usciti nei media in questi giorni, relativi ai tanti danni attribuiti esclusivamente ai cinghiali in Regione Umbria contenente varie “stime” di Coldiretti (non è dato sapere da quale esperto siano state redatte e firmate né quali siano stati i metodi utilizzati per “dare i numeri” ufficializzati a mezzo stampa), la Lega per la Abolizione della Caccia Regione Umbria ritiene opportuno iniziare a fornire dati reali in suo possesso, acquisiti con documentazione ufficiale, perché ritiene che ogni cittadino, favorevole o contrario alla caccia, abbia il diritto di conoscere numeri veri così come riteniamo che chi li fornisce, noi compresi, abbia il dovere di verificarli, come abbiamo fatto negli ultimi 8 mesi.

Anno 2020: In Umbria il numero di cinghiali negli ultimi 10 anni – stima Coldiretti – è passato da circa 25/30.000 a 75/80.000

Anno 2021: “Secondo una stima di Coldiretti, attualmente, sono tra i 120 e 130 mila (prima raddoppiavano in 10 anni ora raddoppiano in un solo anno nonostante continue braccate e abbattimenti dovunque? n.d.r) i capi sul territorio regionale che risulta, secondo il Presidente Agabiti, tra i più colpiti in Italia insieme alla Toscana. Sempre secondo le stime di Coldiretti, i danni causati da questa crescita incontrollata vanno progressivamente aumentando tanto che per il comparto dell’agricoltura sono stati quantificati in 700.000 euro l’anno. Da aggiungere a tutto questo anche il danno sanitario I cinghiali, in particolare, infatti, sono portatori sani di peste suina, malattia virale altamente contagiosa. Per Coldiretti Umbria serve un piano straordinario concertato tra governo e regioni, province e comuni per uscire da questa situazione di emergenza. Matteo Bartolini presidente di CIA Umbria ha anche chiesto di aprire la caccia al cinghiale tutti i giorni, coinvolgendo anche l’esercito”.

Strano però che i numeri indicati non risultino da alcun documento ufficiale. Gli agricoltori umbri si sono dedicati negli ultimi due anni a contare i cinghiali in tutta la regione inviando fogli in excel compilati a Coldiretti?

Sorge il dubbio che siano state “sparate” cifre al rialzo per consentire alle 208 squadre di cinghialisti umbre (composte da 40-80 cacciatori ciascuna) delle quali fanno parte cacciatori di altre regioni ed anche cacciatori provenienti dall’estero, paganti, di potersi divertire ogni giorno e stagione, comprese primavera ed estate, in una Regione dove si invoca da anni una massiccia presenza di turisti in ogni periodo dell’anno, che chiaramente potrebbero diventare bersagli insieme ai cinghiali, solo facendo passeggiate per vivere e conoscere la nostra stupenda regione o magari colpiti attraverso un finestrino mentre viaggiano in auto per un “incidente di caccia”.

Tali numeri, forniti a nostro parere “a caso” ma stranamente raddoppiati, consentirebbero infatti di raddoppiare anche il numero di cinghiali da abbattere (e da vendere!) per ogni ATC umbro.

La LAC ritiene pura follia la richiesta irresponsabile di un intervento addirittura dell’Esercito Italiano, che ha in uso esclusivamente armamento da GUERRA, estremamente pericoloso per la popolazione, che mai è stato e potrà essere utilizzato per “cacciare selvaggina” ben sperando, riteniamo, che mai l’esercito risponderà a tali assurde richieste.

Forse il Presidente della CIA pensava di far venire in Umbria anche il Blindo Centauro, con fuoco automatico, che ha fatto con pochi colpi strage di tutto il pollame di un allevamento in Friuli, con un interessante gemellaggio regionale?

Siamo esterrefatti dal modo con il quale sono presentate alla popolazione dell’Umbria da Coldiretti e CIA cifre, numeri, dati sulla presenza di cinghiali nella nostra regione.

Numeri mai formalmente e ufficialmente acquisiti e confermati da Enti Pubblici, mai studiati, mai verificati da alcuno perché non esistono censimenti sulle popolazioni di cinghiali dato che è stato affermato dai cacciatori stessi, che solitamente ricevono fondi per effettuare censimenti di selvaggina, sono animali che si spostano continuamente ed anche di molte decine di chilometri in una sola notte. Superando – in entrata ed in uscita – anche i confini delle regioni limitrofe, quindi per gli “esperti” cacciatori le popolazioni di cinghiali non sono censibili a causa di una loro vita quasi esclusivamente notturna – anche se gli esperti veri, non interessati a “lanciare numeri” a proprio tornaconto – possono spiegare bene quale sia l’unico e corretto metodo che esiste da tempo per censire le popolazioni di cinghiali, volendolo realmente fare.

Forse è più conveniente per Coldiretti “torturare numeri a lungo” affinché “confessino” una presenza di cinghiali così tanto massiccia da essere addirittura non credibile persino da chi non conosce la materia?

Facendo un po’ di conti in un solo anno l’aumento dei cinghiali è stato doppio rispetto a tutto quello verificatisi nei 10 anni fino al 2020… Credibile?

Considerato che verificando le cifre dei cinghiali abbattuti dalle squadre degli ATC ne sono stati abbattuti solo nell’ultimo anno quasi 60.000, dei quali però solo per 6752 è stato possibile controllare la corata dagli uffici sanitari preposti dell’ASL Umbria, anche se la legge ha previsto il controllo per tutti quelli uccisi.

Fatto questo di estrema gravità, che né Coldiretti né CIA hanno mai verificato, pur preoccupandosi in modo estremo del rischio sanitario associato al consumo di carni non sottoposte a controlli veterinari poiché quelle di cinghiale potrebbero portare a contrarre una zoonosi parassitaria pericolosa come la Trichinellosi, od essere veicolo della terribile Peste Suina, epidemia segnalata dalla Regione Umbria come possibile.

Altro dato numerico, (che non ha subito torture) che vorremmo arrivasse a conoscenza di Coldiretti è quello sui controlli effettuati dalla ASL Regione Umbria sulle corate dei cinghiali uccisi nell’ultimo anno:

sono state esaminate nel 2020 solo 6752 dei circa 60.000 cinghiali che sembra possano essere stati uccisi in regione.

Di fatto non sono stati esaminati nemmeno tutti i cinghiali che risultano uccisi ufficialmente nelle aree di competenza nel solo ATC Perugia 1 nel 2020 Ambito Territoriale di Caccia Perugia 1 (atcperugia1.it) n. 7829, cui vanno sommati gli abbattimenti effettuati direttamente da agricoltori, all’interno degli istituti privati (AFV AATV FONDI CHIUSI CENTRI PRIVATI OASI DEMANI ZAC ricompresi nell’ATC Perugia 1).

Altri ATC: dati non pervenuti nonostante debbano essere resi pubblici on-line per legge.

Le normative vigenti prevedono un controllo sanitario per tutti cinghiali uccisi, prima che le loro carni vengano consumate per alimentazione. Perché Coldiretti e Cia presenti al Tavolo regionale, dal quale la LAC è stata volutamente esclusa come “meno rappresentativa”, non si occupano del problema di carni non controllate vendute e consumate forse anche da loro associati, con tutti i rischi che questo comporta per loro, per gli acquirenti e per tutte le loro famiglie?

 

La LAC intende fornire ai cittadini dati e numeri reali, quantomeno ufficiali, quindi incontrovertibili, acquisiti dopo mesi di accesso agli atti, anche sulla presenza – forse non a conoscenza di Coldiretti e Cia ma sicuramente degli ATC e dei cacciatori si –

di 89 allevamenti di cinghiali in Regione Umbria, dei quali però soltanto 44 hanno presentato documentazione al Ministero della Salute,

pur essendo per legge un adempimento obbligatorio per tutti e quindi di fatto decine di allevatori di cinghiali NON si sono registrati per il controllo sui territori della BSA, la famosa “peste suina”, sventolata ovunque ed in ogni occasione da Coldiretti e CIA che indicano solamente i cinghiali come “untori” ma che difficilmente viene diffusa da cinghiali liberi, facilmente invece da suini in allevamento.

E gli allevamenti intensivi di suini, in Umbria, sono tanti, DECISAMENTE TROPPI dato che portano nella nostra regione sfruttando terreni altrimenti utilizzabili, puzzo liquami e sofferenza animale investitori di altre regioni, per non inquinare aria e terreni delle loro…

Non risultano effettuati controlli sugli 89 allevamenti presenti, tutto “autocertificato”, alcuni non hanno indicato al Ministero nemmeno quanti capi di cinghiali hanno in allevamento.

Ma soprattutto, è assolutamente folle e inaccettabile che sia concesso di allevare anche un solo cinghiale, se ve ne sono in eccesso e sono talmente pericolosi da invocare addirittura l’esercito!

LA REGIONE DEVE IMMEDIATAMENTE CHIUDERE OGNI ALLEVAMENTO DI CINGHIALI!

 

19.10.2021

 

LAC UMBRIA :  Frazione Asproli 44 – Todi prov. Perugia

legabolizionecaccia.umbria@pec.it – Tl. Cell 3281156034

 

 

 

Lega per l'abolizione della caccia

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