Cinghiali- la stampa sia strumento di conoscenza

Dopo la triste vicenda accaduta a Roma della famiglia di cinghiali freddata nel giardino Mario Moderni, in zona Aurelio-Gregorio VII, il 16 ottobre scorso, che ha portato anche all’apertura di un inchiesta, si sono susseguiti articoli di giornali di ogni genere. Articoli nei quali vi è stata una generale cattiva informazione.

Duole constatare che anche in questo episodio molti giornalisti hanno preferito fare sensazione, dipingere il cinghiale come animale dalla presenza eccessiva,  dannoso, pericoloso, non approfondendo sulla conoscenza di questa specie, non documentandosi se una convivenza è possibile, senza interrogarsi sulle possibili soluzioni, su quanto è stato fatto finora e quali i risultati ottenuti.   

Ma entriamo nel merito della vicenda nel Parco giochi a Roma e facciamo una breve riflessione sui cinghiali:

Iniziamo con il dire che potenzialmente ogni specie è pericolosa, persino quella umana. Tolto che nei giardini di Roma era già dimostrato che i cinghiali erano mansueti al pari di ogni animale non provocato, sulla pericolosità del cinghiale quale animale aggressivo e pericoloso per le persone devono essere sfatati luoghi comuni. Il cinghiale è specie che non aggredisce l’uomo, a meno che non si senta attaccato o tema per i cuccioli e non gli venga consentita possibilità di fuga, cosa del resto simile alla maggior parte degli animali selvatici. I rari casi di attacco alle persone finora verificatisi sono tutti stati causati da comportamenti sconsiderati di esseri umani.

E’ ormai chiaro che la presenza del cinghiale nelle aree periurbane e urbane è dovuto dalla presenza di fonti trofiche (rifiuti di residui alimentari) abbandonati lungo le strade e dagli spostamenti e al nomadismo indotto dalla caccia. Gli animali in fuga dalle braccate arrivano fino nei centri urbani e trovata tranquillità e trovato cibo “facile”, se non viene tolta loro questa fonte, lì rimangono.

Testimonianze riportano addirittura che i cinghiali nel parco romano venivano nutriti  da persone che offrivano loro cibo, cosa sbagliata perchè ha portato questi animali a ritenere quell’ambiente sicuro e ad abituarli a  procacciarsi il cibo solo nelle zone urbane, con il risultato visto in questi giorni. I selvatici non vanno foraggiati, azione peraltro già vietata per legge.

Per quel che riguarda la dannosità ai coltivi, nessuno nega che l’essere umano debba fare i conti con la convivenza con animali selvatici, non solo con i cinghiali, anzi auspichiamo sia posta in essere unita al più presto all’utilizzo di metodi ecologici che sappiamo funzionano. Come le moderne tecniche di difesa delle colture, ad es. le recinzioni elettriche che sono in grado di impedire l’accesso degli ungulati al campo coltivato. Sono ormai tantissime le realizzazioni effettuate con successo, ma finora si è data la priorità agli abbattimenti e questo a cosa ha portato? Teniamo presente che abbattere animali che arrivano ai coltivi, non farà altro che rimandare il problema.

Più volte ci sono state poste le domande “A cosa sono dovute le scorribande dei branchi di cinghiali? ” e  “i soldi delle amministrazioni sono ben spesi per quanto riguarda la gestione dei conflitti con altre specie?”  E’ possibile prevenire danni e incidenti?”. Sono  giuste domande che abbisognano di analisi approfondite che comprendono un quadro ampio, un’ analisi di quali sono le soluzioni a disposizione, quali finora sono state attuate, quali le disposizioni di legge e i risultati conseguiti, avvalendosi anche  di ricerche e di studiosi delle specie coinvolte.

Studi scientifici ci mostrano che il continuo cacciare i cinghiali ha aumentato esponenzialmente il problema. Studi sulla specie cinghiale ci mostrano loro spostamenti causati dalla caccia e soprattutto dai cani utilizzati durante le braccate.

E’ il  fallimento di una scelta finora utilizzata e cioè dell’abbattimento come metodo prescelto, che è sotto gli occhi di tutti e solo chi non vuol vedere può negarlo. Il numero degli animali uccisi ogni anno aumenta e parallelamente aumentano anche i danni, lo dimostrano seri studi , lo dimostrano i dati delle spese regionali.

Il devastante metodo della braccata utilizzata per la caccia e negli abbattimenti del cinghiale, durante la quale mute di cani stanano gli animali dalle aree loro vocate, ad es., causa la dispersione sul territorio degli esemplari e la disgregazione dei branchi, li porta sulle strade in cerca di scampo.

Chi studia la biologia di questa specie ci spiega che il branco è solitamente condotto dalla femmina anziana (quella di maggiori dimensioni) che solitamente è tra le prime vittime. Essa, con messaggi ormonali, riesce a regolare quella che gli studiosi chiamano “sincronizzazione dell’estro” delle femmine giovani. La sua uccisione determina la destrutturazione del branco, la dispersione dei giovani, la formazione di nuovi branchi e l’anticipazione del periodo fertile dei soggetti giovani. Aumenta il tasso riproduttivo della specie e conseguentemente il numero degli animali. La specie sopperisce in breve tempo alle perdite, caratteristica di tutti gli animali preda, quale il cinghiale, che ha anch’esso diversi predatori in natura. Con la dispersione dei cinghiali causata dalla caccia e dalle attività di controllo, aumentano gli attraversamenti stradali e gli incidenti, mentre cresce la colonizzazione delle aree periurbane e urbane.

L’intervento dell’uomo, dei continui abbattimenti, ha causato danni, lo si è visto in tutti questi anni. Errori ripetuti nel tempo.

Anche per affrontare la sicurezza sulle strade ci sono soluzioni. Dal creare durante la progettazione e ammodernamento delle strade modalità sicure di attraversamento delle strade da parte della fauna selvatica, come previsto e applicato da anni in paesi europei più all’avanguardia del nostro. Solo nei Paesi Bassi ad esempio, sono stati realizzati ben 66 ecodotti che consentono agli animali l’attraversamento in sicurezza delle vie di comunicazione e la drastica riduzione degli incidenti stradali.

Le strade a scorrimento veloce dovrebbero essere realizzate in modo da non consentire alla fauna di guadagnare l’asfalto e nello stesso tempo garantire modalità di attraversamento sicuro per gli animali; si possono sistemare lungo le strade più a rischio di collisioni con la fauna sensori luminosi e dissuasori acustici che allertano animali e automobilisti del reciproco avvicinarsi, al fine di aumentare la sicurezza stradale. Ci sono valide soluzioni tecnologiche utilizzabili. Alcuni paesi italiani le hanno già installate, i risultati sono stati incoraggianti, sono efficaci e rispettose di quanto ci sta attorno.

Il nostro Paese spende molto per le infrastrutture ma spende male e con poca e buona spesa si eviterebbero incidenti importanti.

E’ arrivato il momento che si utilizzino davvero i metodi ecologici certificati come efficaci da ISPRA e previsti come prioritari dalla Legge.  Il non rispetto della natura, del pianeta del quale siamo ospiti a cosa ci ha portato? Guardiamoci intorno, è sotto l’occhio di tutti.

L’uomo deve imparare dagli sbagli finora commessi, deve imparare ad utilizzare soluzioni ecologiche e di convivenza che l’intelligenza umana sa trovare.

Non è con l’uccisione, con i massacri che si risolvono le cose, la storia e non solo la sensibilità lo dimostra, in ogni campo di diritto, non solo in quello animale.

 

Per ulteriori approfondimenti  e consultazioni studi scientifici https://www.emergenzacinghiali.org/ 

 

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