Brescia – incidente con cinghiale in Alto Garda: causa direttamente riconducibile all’attività venatoria

 

In data odierna diversi giornali locali online riportavano la notizia di un’escursionista “attaccata“ da un cinghiale nell’Alto Garda bresciano. È il nuovo e triste esempio di una notizia non verificata. I cinghiali non sono animali aggressivi e neppure pericolosi in quanto tali, e normalmente, avendo timore dell’uomo, fuggono davanti alla sua presenza. Solop se messi alle strette assumere atteggiamenti difensivi, senza però assalire.

Gli unici veri attacchi sono quelli di un’informazione per niente documentata e ancora meno obiettiva che si occupa senza cognizione di causa della fauna selvatica; probabilmente col solo obiettivo di creare allarmismo e terrore e, contestualmente, di ammantare di una presunta utilità sociale l’intervento auspicato delle squadre di cacciatori.

La dinamica dell’espisodio riportato è in realtà molto diversa, e non c’è stato alcun “attacco“. Semplicemente, a breve distanza dagli escursionisti, che si trovavano sopra l’abitato di Toscolano, erano in azione ben due squadre di cacciatori impegnati in una battuta di caccia al cinghiale con la tecnica della braccata, ovvero con l’impiego di decine di cani. L’animale presunto aggressore stava semplicemente scappando terrorizzato dalla muta e dai cacciatori, e correndo ha travolto, buttandola a terra e ferendola, l’escursionista incontrata sul sentiero.

Attribuire all’animale in fuga la diretta responsabilità dell’incidente è del tutto strumentale: dovranno essere infatti accertate le vere responsabilità di questo incidente, come di molti altri (stradali e non), e la sua quasi certa correlazione con l’attività venatoria e con la braccata.
Vorremmo porre semplici domande: perché, nonostante ogni anno, per risolvere questa “emergenza” si invocano e si attuano battute di caccia mettendo veramente a rischio la popolazione, i cinghiali continuano ad aumentare? Non sarà per caso che le battute servono solo a divertire e rimpinguare le tasche di chi poi vende la loro carne?

Nessuno pensa che se la popolazione di questo ungulato dopo questi massacri non segnala nemmeno una lieve flessione è forse arrivato il momento di cambiare strategia? Studi scientifici hanno ormai ampiamente dimostrato che il ricorso alla caccia per controllare i cinghiali non è solo pericoloso e inutile, ma ottiene l’effetto opposto! Non a caso in oltre trent’anni di gestione del problema da parte dei cacciatori, questa specie in Italia è aumentata in maniera esponenziale.

I danni causati dovrebbero essere risarciti direttamente dalle associazioni venatorie, perché il “problema” è semplicemente una loro creazione.

Sempre a Brescia,non a caso, tra qualche giorno ci sarà l’udienza per l’ex presidente della Provincia di Brescia, l’ex comandante della Polizia Provinciale, gli agenti, il funzionario dell’ex ufficio Caccia della Provincia di Brescia , l’ex numero uno dell’Ambito territoriale di caccia e i direttori dell’Ufficio territoriale della Regione (UTR Brescia). Devono rispondere a vario titolo di inquinamento ambientale, peculato, uccisione ingiustificata di animali e macellazione abusiva di cinghiali

La LAC si è costituita parte civile nel processo penale.

Foto: Giornale di Brescia e Valle SabbiaNews