Illecito controllo e gestione del cinghiale a Brescia: “Errare è umano, perseverare è diabolico”

Come commentare le indagini della Procura della Repubblica che investono l’Ufficio caccia Territoriale Regionale e l’Amministrazione provinciale di Brescia, in materia di abbattimento di cinghiali da parte di cacciatori privati in periodi e zone vietate all’attività venatoria?

Per la Lega per l’Abolizione della Caccia (LAC) e Legambiente Franciacorta “errare è umano, ma perseverare è diabolico”.

Giornale di Brescia (16 giugno 2018)

– Esiste una norma statale (art. 19 legge 157/92), che stabilisce che i coadiuvanti della Polizia provinciale – che deve essere presente sul posto – possono essere eventualmente solo i conduttori o i proprietari dei fondi interessati (muniti di licenza); dunque squadre di cacciatori o privati cacciatori che non siano conduttori del terreno ove si svolge in primavera o estate la battuta non possono partecipare, men che meno in assenza sul posto di guardiacaccia pubblici dipendenti;

– Ben quattro sentenze della Corte Costituzionale hanno ribadito il concetto;

– Una Legge regionale della Lombardia, per analoghe illegittimità, è stata impugnata dallo scorso Governo ed è anch’essa all’esame della Consulta;

Il Tar ha accolto pochi giorni fa l’stanza dei legali della LAC sul decreto di marzo con cui la Regione aveva autorizzato il controllo del cinghiale sul territorio provinciale di Brescia.

– La licenza di caccia abilita solo a portare l’arma da caccia nei periodi consentiti all’attività venatoria.

In conseguenza, chi è causa del suo mal pianga se stesso.

Brescia, 16.06.2018
Ufficio stampa LAC –  Lega Abolizione Caccia Lombardia

 

 

 

 

Foto: Bresciaoggi(17 giugno 2018)