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Pallini colpiscono la culla
E’ avvenuto a Todi, su una casa in collina. Poche infrazioni nel resto della
provinciadi LUCIANO GIANFILIPPI e LUIGI FOGLIETTI
Un paio di colpi secchi e una pioggia di pallini di piombo scende dal cielo e finisce nella culla di Federico un bimbo di tre mesi e sulla testolina di Elisa la sorellina di due anni. E’ l’inizio della stagione di caccia e qualcuno, che cerca relax nell’Umbria cuore verde d’Italia, se ne è dovuto accorgere così, con il pianto di una bimba spaventata da quella pioggia insolita.
Fuga dalla capitale verso la casa del fine settimana sulle verdi colline umbre, in vocabolo Callauzzo. Poi appare all’orizzonte una collina con tre antichi ruderi su un cocuzzolo al confine tra la frazione di Pesciano, Comune di Todi, e Sismano, Comune di Avigliano, addirittura sul limite tra le due province. Intorno tanto verde e boschetti a delimitare sedici ettari di paradiso.
Vengono sempre qui un alto magistrato romano e sua moglie. Anni di lavori di ristrutturazione e dieci anni di pace, grazie al fatto che quella zona di bosco era classificata come Zrc, zona di ripopolamento e cattura. Adesso invece è diventato un territorio a caccia programmata.
Ora quella collina, nei giorni di apertura alla caccia, viene addirittura accerchiata dai cacciatori. Certo un decennio di riserva ha fatto sì che la zona ora sia ricchissima di selvaggina, quindi buon terreno di caccia. Tanto che, raccontano i proprietari, famigliole di fagiani arrivano quasi sulla porta dell’abitazione.
«Sembra la conquista della collinetta dell’isola di Iwo Jima – dicono i proprietari mostrando i pallini raccolti tra i capelli e nella culla del bambino – siamo praticamente circondati ed il piombo arriva da tutte le parti. Abbiamo chiamato anche i Carabinieri di Avigliano, i più vicini, ma si sono dichiarati impotenti, secondo certi calcoli sulle distanze dei cacciatori. Pensiamo con terrore a quando aprirà la caccia al cinghiale, ora, li vede, questi sono pallini piccoli, ma lì sono pallettoni».
«Certo è che per noi è cambiata la vita - continuano marito e moglie - abbiamo tre figli con cinque nipoti, Andrea di 5 anni, Giulio di 3 e i due piccolissimi che hanno preso il piombo in testa e non è accettabile che rinuncino a venire nei fine settimana da Roma, salvo decidere di rimanere chiusi dentro casa. Qui si viene per respirare aria buona ed il vantaggio finisce se non si può mettere il naso fuori». E concludono: «Noi non vorremmo, ovviamente lo diciamo metaforicamente, dover rispondere al fuoco nemico, ma vorremmo solamente ritrovare la nostra pace con la soddisfazione anche dei cacciatori, ma questi dovrebbero usare un po’ più di buon senso e sparare con le spalle alle case. Lo dice la legge».
A parte il caso limite di Todi però sembra che in queste due prime giornate di caccia tutto sia filato abbastanza liscio. La conferma viene dalla Provincia di Perugia, con gli assessori Massimo Buconi e Carlo Antonini, oltre che dal comando della Polizia provinciale.
Buconi spiega infatti che «questi due giorni hanno segnato una forte presenza di cacciatori in appostamento, stimata in 33 mila circa, con problemi di ricerca di spazi per l’alta concentrazione, anche se domenica pomeriggio è stato registrato un calo di presenze». Ed ha aggiunto che «le condizioni del clima hanno favorito la permanenza di un buon numero di tortore, meno di colombacci, ma i cacciatori in genere hanno portato a casa un buon numero di capi in carniere». Un inizio «positivo e tranquillo», a giudizio di Buconi, anche perché non sono stati segnalati incidenti e il numero di verbali per infrazioni è limitato a poche decine di casi, «anche se i controlli sono stati molto elevati». Secondo l’assessore alla gestione faunistica della Provincia, c’è anche da rilevare tra i fattori positivi il fatto che i cacciatori hanno mostrato un generale rispetto per i proprietari dei fondi agricoli «rimuovendo i capanni e le installazioni degli appostamenti alla fine della giornata».
L’assessore Carlo Antonini ha colto l’occasione per fornire un bilancio complessivo dell’attività di sorveglianza venatoria compiuta dagli agenti della Polizia provinciale. «Nei primi sei mesi di quest'anno gli agenti del corpo di polizia della Provincia di Perugia», che si occupa anche «di controllo della caccia, di pesca, di maltrattamento di animali, di prelievi selettivi del cinghiale», hanno contestato 61 infrazioni in materia di caccia e hanno trasmesso 36 notizie di reato all'autorità giudiziaria in materia di caccia, uso di esche avvelenate, maltrattamento di animali. Nel primo semestre del 2007 sono stati eseguiti inoltre 292 interventi di prelievo selettivo di cinghiali. «L'intenso lavoro della Polizia provinciale - afferma l'assessore Carlo Antonini - rappresenta un contributo alla legalità, a dare ai cittadini la sensazione di vivere in un paese dove le leggi vengono rispettate».
E il comando della Polizia provinciale ha spiegato che nelle due giornate umbre di preapertura della caccia, sabato e domenica, gli agenti hanno compiuto circa 700 controlli nei confronti di cacciatori. Sono state fatte due denunce per infrazioni gravi: una relativa all’abbattimento di una tortora dal collare, che è una specia protetta, un’altra relativa al mancato rispetto della distanza di sparo da una casa. Poi altri verbali riguardano la corrispondenza fra il numero dei capi in carniere e quelli segnati sul nuovo maxi-tesserino, fonte di grattacapi per tanti cacciatori. Ci sono stati anche errori appunto di compilazione del ”tesserone”.
Ma in complesso non ci sono stati incidenti di rilievo, la maggioranza dei cacciatori ha rispettato le distanze tra i diversi appostamenti, da abitazioni e strade. Un segnale incoraggiante. Anche se il caso isolato, segnalato da Todi, con la rosa di pallini finita su una culla, indica che non bisogna abbassare i controlli e che serve sempre il massimo senso di responsabilità da parte di tutti i cacciatori. (Il Messaggero, Umbria, 04 Settembre 2007)

2 settembre 2007 | 23:51 CEST

dicacciasimuore

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