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gennaio

6

2017

Riserva naturale "Torbiere del Sebino" (BS): revocati gli appostamenti di caccia nel lago ma la battaglia è ancora aperta

Il 2017 dell’ambiente si è aperto con una parziale buona notizia. Dopo una lunga battaglia che le associazioni ambientaliste Lega per l’Abolizione della Caccia (LAC) e Gruppo d'Intervento Giuridico hanno combattuto a colpi di  esposti alla magistratura, e dopo l’intervento della Commissione europea, che ha voluto verificare l’applicazione della Direttiva Habitat su nostra richiesta, l’Ufficio territoriale regionale di Brescia, la struttura competente per le questioni venatorie dopo la riforma delle province, ha finalmente revocato una parte degli appostamenti di caccia che cingono con una barriera mortale, illegale e inconcepibile, la Riserva naturale delle Torbiere del Sebino, a sud del Lago d’Iseo, una delle più importanti zone umide della Lombardia.

  • Capanno alle Torbiere

    Capanno alle Torbiere

Si è trattato di un primo, importante, passo in avanti, ma la battaglia per l’effettiva tutela della Riserva è ancora apertissima; perché attorno alle Torbiere esistono ancora  troppi appostamenti di caccia terrestri la cui esistenza contrasta con la normativa comunitaria, recepita dal nostro Paese, che prevede una approfondita valutazione dell’incidenza complessiva di tutte le attività suscettibili  di influire sulla conservazione dei cosiddetti "Siti Natura 2000”, segnalati alla UE.
Le associazioni affermano che tutti i “capanni" devono essere sottoposti a Valutazione d’Incidenza e continueranno a lavorare in questa direzione, ma intanto hanno dovuto avviare anche una battaglia per la trasparenza. Se da un lato le associazioni rivolgono un apprezzamento alla politica dell’ente gestore della Riserva, che ha deciso di contrastare la prepotente lobby dei capannisti sul piano del rispetto della legalità, anche resistendo in giudizio nel ricorso che i cacciatori hanno presentato al Tar di Brescia per difendere quello che paradossalmente definiscono  un diritto acquisito, dall'altro devono stigmatizzare l’atteggiamento del già citato Ufficio territoriale regionale, protagonista di un malcelato ostruzionismo nel rispondere alle richieste di accesso agli atti ambientali  che sospendono, revocano o riattivano le autorizzazioni degli appostamenti fissi di caccia, e sugli obblighi di pubblicazione e trasparenza.
Anche per questa evidente mancanza di trasparenza, nelle settimane scorse non è stato possibile interrompere un evidente illecito: da uno dei capanni galleggianti provenivano chiaramente degli spari, ma non avendo avuto indicazioni sull’operatività o meno delle revoche o sospensioni non si è potuto intervenire.
L’assedio venatorio delle Torbiere deve finire del tutto,  ricordando che adesso i capannisti devono immediatamente rimuovere anche le decine di anatre che utilizzano come richiami vivi. Lo impone una ordinanza del ministero della Salute, operativa già da giorni e successiva al ritrovamento a Grado di un esemplare di Fischione ucciso dall'influenza aviaria.

6 gennaio 2017

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