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Bibù

di Yuri Bautta

  • Bibù e l'aquila

    Bibù e l'aquila

Bibù era un bambino che amava far volare gli aquiloni. Gli piacevano rossi bianchi e gialli, grandi e piccoli, a forma d’uccello e d’aeroplano.
Si metteva la sciarpa e il cappello e li faceva volare nei freddi mattini d’inverno; oppure li guardava librarsi in cielo nelle sere d’estate, quando il sole è basso e le ombre sono lunghe.
Un giorno il nonno di Bibù gli regalò un aquilone gigante. Aveva la forma e i colori di un arcobaleno. Bibù rise di gioia, ringraziò il nonno e volle subito fare volare l’aquilone gigante.
L’aquilone volò e andò in alto, più in alto di qualsiasi altro aquilone.
Salì e salì, e Bibù non volle lasciare andare il filo e salì insieme all’aquilone al di sopra delle nuvole.
Viaggiò per molti giorni e molte notti, e a un certo punto sentì, accanto a sè, una voce che diceva: “Ciao!”
Guardò e vide che un grande uccello stava volando accanto a lui.
Bibù sorrise e disse: “Ciao! E tu chi sei?”
L’uccello rispose: “Sono un’aquila. Che piacere, ricevere una visita! Sono tanti mesi che volo da queste parti, e tu sei il primo con cui posso fare due chiacchiere.”
“Come mai?” chiese Bibù, “Dove sono, tutti gli altri uccelli?”
E l’aquila gli raccontò che gli uccelli, nel mondo, erano sempre più rari.
Venivano mangiati dagli esseri umani, e i pochi che restavano venivano rinchiusi in piccole gabbie per tutta la loro vita.
“Riesci a immaginare” chiese l’aquila, “cosa vuol dire per un uccello essere rinchiuso in gabbia per tutta la vita? Non potere più volare nel grande cielo? Non farsi più trasportare, con le ali tese, sul vento d’autunno?”
E mentre lo diceva una lacrima cadde dai suoi grandi occhi scuri.
“Ma soprattutto,” continuò il rapace, “gli uccelli vengono uccisi dai cacciatori!”
“E che cosa sono i cacciatori?”
“I cacciatori sono esseri umani di un tipo particolare. Questi malvagi si divertono a uccidere gli uccelli gentili. Lo fanno così, per gioco. Mentre i miei fratelli se ne stanno nel bosco, in pace, senza dare fastidio a nessuno, i cacciatori arrivano e cominciano a sparare.
Cosa può fare un uccellino, di fronte a un mostro del genere? Come può difendersi?”
L’aquila continuò a parlare, e mentre parlava piangeva, e i giorni e le notti passarono, e Bibù imparò molte cose nuove.
Quando l’aquila smise di parlare Bibù disse: “Cara aquila, tutto ciò è molto triste. Dimmi, posso fare qualcosa per aiutare gli uccelli?”
L’aquila rispose: “Ahimè, ho paura di no. Per fermare i cacciatori ci vorrebbe un filo. Questo filo dovrebbe essere molto lungo, e dovrebbe andare dalla terra alle nuvole. Ma dove trovarlo? No, è inutile, non c’è nulla da fare!”
“Ma, cara aquila,” esclamò Bibù, “questo filo io ce l’ho: è quello del mio aquilone! È tuo, se lo vuoi!”
L’aquila fu molto felice: ringraziò Bibù e poi gli disse: “Allora, caro Bibù, prendi il tuo filo e vieni con me: ne vedrai delle belle!” e accompagnò Bibù al cospetto di Zeus.
Questi era il dio dei fulmini, ed era un grande amico dell’aquila e di tutti gli uccelli.
L’aquila chiese a Zeus: “Caro Zeus, ti prego, prestami un fulmine; poi te lo restituirò.”
Zeus rispose: “Ma certo, cara aquila, prendi pure tutti i fulmini che ti servono. È un piacere, per me, poterti aiutare.”
L’aquila prese un fulmine e portò Bibù sopra una nuvola. Poi prese il filo e lo fece scendere giù, giù, verso la terra.
L’aquila aveva una vista perfetta, e da lassù poteva vedere tutto ciò che accadeva sulla terra.
Così fece scendere il filo, con grande precisione, proprio in un campo di girasoli, dove un cacciatore stava preparandosi a fare una strage di uccelli.
Il cacciatore vide che aveva un filo sulla testa e fece appena in tempo a pensare: “Toh! Cos’è questo filo, che sembra scendere dal cielo?”
Subito l’aquila prese il fulmine di Zeus e con questo toccò il filo.
La scarica del fulmine scese lungo il filo giù, giù, verso la terra, e arrivò fino al cacciatore.
Ci fu un piccolo lampo e si sentì: “Poff!” e del cacciatore non rimase che un mucchietto di cenere, mentre il fucile cadde a terra, tutto storto e bruciacchiato.
“Hurrà!” gridarono in coro l’aquila e Bibù, e andarono a cercare altri cacciatori.
Fulmina e fulmina, presto i cacciatori furono tutti morti, e la loro cenere dispersa nel vento.
Quando ebbero finito l’aquila accompagnò Bibù sulla terra, perché l’aquilone era ormai consumato e bruciacchiato.
Si abbracciarono e l’aquila disse a Bibù: “Mi raccomando, amico mio: vieni a trovarmi, ogni tanto. Io ti aspetto, lassù, sopra le nuvole.”
Allora Bibù andò da suo nonno e gli disse: “L’aquilone che mi hai regalato era veramente bellissimo, nonno. Ti prego, costruiscine un altro, ma che abbia un filo lungo, lunghissimo, che porti il mio aquilone in alto, molto in alto!”
Fino alle nuvole.



Questo scritto è tratto dal libro "Cominciamo Bene" di AgireOraEdizioni.
Fiabe scritte e illustrate, narrate e musicate su CD. Cruente e macabre com'è tradizione, ma ribaltate; vengono puniti i colpevoli veri, mentre "vincono" gli indifesi e innocenti: gli animali. Per bambini e adulti.
A questo indirizzo potete trovare la schede del libro:, con tutte le altre fiabe:
www.agireoraedizioni.org/catalogo/libri/libri/animali/cominciamo-bene/