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Lombardia: Pubblicato il Piano Faunistico Venatorio Regionale

Per 30 giorni tutti i cittadini lombardi possono chiedere di vietare la caccia sul proprio terreno

II 26 0ttobre 2015 Regione Lombardia ha pubblicato il Piano Faunistico Venatorio Regionale.

http://www.cartografia.regione.lombardia.it/sivas/jsp/procedimenti/schedaProcedimento.jsf?idPiano=65481&idTipoProcedimento=1

Quando viene pubblicato il Piano Faunistico Venatorio Regionale si apre una finestra temporale di soli 30 giorni dalla sua pubblicazione sul sito di Regione Lombardia , durante la quale il proprietario o conduttore di un fondo, che intende vietare sullo stesso l’esercizio dell’attività venatoria, deve presentare al Presidente della Regione una richiesta motivata che – ai sensi dell’art. 2 della legge 7 agosto 1990, n. 241 – viene esaminata nel termine di 60 giorni.

Il proprietario o conduttore di un fondo che intenda vietare sullo stesso l'esercizio dell'attività venatoria deve inoltrare, entro trenta giorni dalla pubblicazione del piano faunistico-venatorio, al presidente della giunta regionale richiesta motivata che, ai sensi dell'articolo 2 della legge 7 agosto 1990, n. 241, dalla stessa è esaminata entro sessanta giorni.

La richiesta per chiudere il fondo alla caccia senza recinzione deve riportare i motivi per cui si vuole vietare la caccia sul fondo, ovvero quelli previsti dal comma 4, dell’art. 15 della legge n. 157/1992:

Art 15, comma 4: La richiesta è accolta se non ostacola l’attuazione della pianificazione faunistico-venatoria di cui all’articolo 10. E’ altresì accolta, in casi specificatamente individuati con norme regionali, quando l ’attività venatoria sia in contrasto con l’esigenza di salvaguardia di colture agricole specializzate, nonché di produzioni agricole condotte con sistemi sperimentali o a fine di ricerca scientifica, ovvero quando sia motivo di danno o di disturbo ad attività di rilevante interesse

28 ottobre 2015

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Togli la Terra ai Cacciatori

Campagna per l'abolizione dell' art.842 del Codice Civile che consente ai cacciatori di entrare anche senza permesso nelle proprietà private

  • Diana

    Diana

L’eliminazione dell’articolo 842 del Codice Civile, che permette ai soli cacciatori di entrare nella proprietà privata altrui, è un obiettivo “storico” per la LAC, che ha promosso persino un referendum per abrogarlo e, più recentemente, una petizione che sta riscuotendo unanime successo.
L’articolo 842 del Codice civile, commi 1 e 2 recita: “Il proprietario di un fondo non può impedire che vi si entri per l’esercizio della caccia, a meno che il fondo sia chiuso nei modi stabiliti dalla legge sulla caccia o vi siano colture in atto suscettibili di danno. Egli può sempre opporsi a chi non è munito della licenza rilasciata dall’autorità.” La Legge 157/92 per la protezione della fauna selvatica stabilisce il divieto d’ingresso nei fondi, purché questi siano recintati per tutto il loro perimetro con una rete metallica, o un muro, di altezza non inferiore a mt 1.20, oppure delimitati da corsi d’acqua perenni il cui letto deve essere fondo almeno 1.50 mt e largo non meno di 3 metri. In base alle disposizioni della Legge 157/1992 e dell’art. 842 del Codice Civile, risulta così garantita soltanto la proprietà di quei cittadini che possano permettersi costose recinzioni.
Questo stato di cose, che risale all’epoca della legislazione del ventennio, rappresenta una violazione del principio di uguaglianza dei cittadini, sancito dalla Costituzione italiana, che devono godere tutti degli stessi diritti davanti alla legge (art. 3) e che devono vedere assicurato il loro diritto assoluto alla proprietà privata riconosciuta e garantita dalla Costituzione in maniera esclusiva (art. 42). La legge prevede però che il conduttore che desideri escludere il suo fondo dalla programmazione venatoria senza doverlo recintare, possa farlo secondo precise modalità e tempi previsti dalle Regioni di appartenenza: il proprietario o conduttore deve inoltrare, entro 30gg dalla pubblicazione del piano faunistico venatorio, al presidente della propria giunta regionale una richiesta motivata che viene esaminata nel termine di 60 giorni. La Regione demanda solitamente all’autorità provinciale la competenza dei Piani territoriali di caccia, quindi il proprietario o conduttore del fondo che si vuole sottrarre all’attività venatoria deve rivolgere la propria istanza alla Provincia di appartenenza.
Perché la richiesta possa essere accolta essa non deve contrastare con la pianificazione territoriale ai fini venatori, oppure deve rientrare in uno dei casi specificamente individuati con norme regionali. Tra questi casi si considera il contrasto tra l’attività venatoria e l’esigenza di salvaguardia di colture specializzate, siano esse condotte con sistemi sperimentali o a fine di ricerca scientifica, ovvero quando siano motivo di danno ad attività di rilevante interesse economico, sociale o ambientale.
Questo iter si rivela complesso e non privo di difficoltà per i proprietari di fondi, e spesso la domanda alla fine viene respinta dalla Provincia con motivazioni che fanno pensare a una eccessiva attenzione alle richieste del mondo venatorio, più che a quello dei proprietari dei terreni.   Bisogna considerare i gravi danni causati dall’ingresso di squadre di cacciatori impegnati, ad esempio, in una battuta al cinghiale, dei loro fuoristrada, delle mute del loro cani, per non parlare dell’uso delle armi troppo vicino alle case che costituisce un pericolo reale per persone e animali domestici purtroppo documentato quotidianamente dai giornali. Per tutti questi motivi, la Lega per l’abolizione della caccia ha scelto di rivolgersi direttamente ai proprietari dei terreni e ai loro conduttori che vogliano far valere il proprio sacrosanto diritto a proteggere la loro proprietà privata dai cacciatori, offrendo gratuitamente informazione e assistenza per compilare la domanda di esclusione del fondo dall’attività venatoria, e assistenza legale nel caso sia necessario fare ricorso contro un parere negativo da parte della provincia. Fin qui le premesse.

  • Renzo e Linda

    Renzo e Linda

La LAC, come dicevamo, ha promosso la raccolta di firme per l’abolizione dell’articolo 842 (insieme ad Oipa, LAV ed Enpa), le prime 100.000 delle quali sono già state consegnate in occasione della conferenza stampa di presentazione delle proposte di legge di Donatella Poretti e altri, il 28 ottobre scorso a Roma.

Ma la LAC rilancia la campagna, affidandola ad uno studio grafico pubblicitario di Milano, entusiasta e sinceramente contrario alla caccia, lo Studio di Franco Bellino.Ecco come Franco Bellino presenta l’iniziativa:
“Molte cose conosce la volpe; il riccio una sola, ma importante.”
“Su questo misterioso frammento attribuito ad Archiloco (VII secolo a.C.), la LAC ha costruito la propria strategia di comunicazione per il 2008-2009. Un solo obiettivo, però molto importante.
Un solo obiettivo, però concreto, realistico e raggiungibile anche in breve tempo. Poiché l’appello diretto ai cacciatori affinchè rinuncino a cacciare è probabilmente velleitario e sicuramente ininfluente, la LAC ha deciso di togliere il terreno sotto i piedi dei cacciatori. Ha scelto quindi di rivolgersi direttamente ai proprietari dei terreni, i quali per la bizzarria (eufemismo) della legge italiana non sono padroni in casa propria.
Un cacciatore può infatti entrare armato in qualsiasi terreno privato, anche se coltivato, e sparare e uccidere. Ma non basta : il proprietario del terreno, del giardino, dei campi coltivati e dei vigneti – o recinta fino all’ultimo centimetro la sua proprietà - oppure, per tenere i cacciatori fuori da casa sua, deve fare domanda scritta alle propria Provincia. Ricevuta la domanda, la Provincia –spesso per motivi di interesse squisitamente intere$$$ato - il più delle volte la respinge. Questo rifiuto è cosi frequente, che la LAC ha deciso di offrire assistenza legale gratuita a quei proprietari che trovano (e ce ne vuole!) il coraggio di respingere da casa propria chi entra per uccidere. “Chi si difende, la LAC lo difende. Gratis”. Un’associazione come la LAC, che ama e protegge tutti gli animali, non poteva però, tornando ad Archiloco, dimenticare la lezione della volpe che “conosce molte cose”. Da qui la decisione di raggiungere quell’unico obiettivo strategico – sottrarre terreno ai cacciatori - percorrendo però molte diverse strade. Ecco allora sulla stampa persone reali, con il loro nome e cognome e indirizzo, che mettono la propria faccia e raccontano la propria esperienza.

In una pletora di ‘testimonial’ strappati al mondo dello spettacolo e dello sport, questi sono invece semplici eroi del quotidiano, donne e uomini veri, protagonisti di una battaglia che combattono per la difesa dei propri diritti, per la protezione di innocenti animali e in fondo anche per il bene di ognuno di noi. Ecco invece che sulla Rete, ma presto anche nei cinema, sulle TV locali e nazionali e forse sui cellulari, prendono la parola altri testimonial: personaggi di risonanza mondiale. Ognuno di questi spot, molti ed ognuno diverso dall’altro e ciascuno di costo vicino a zero, è un efficace esempio di comunicazione interattiva : uno spot creato in diretta dal telespettatore stesso, che si trasforma da spettatore passivo in protagonista e visualizzatore di un messaggio. Da un’unica strategia di comunicazione, nascono perciò per la campagna LAC 2008/09 due diversi linguaggi. Testimonianze reali di persone reali in media che consentono un’argomentazione razionale e il tempo per riflettere : stampa-affissionemail.

Invece parodia di personaggi pubblici e tono auto-ironico per i media (TV-cinema-web-cellulari) nei quali l’approccio è inevitabilmente più superficiale e il messaggio deve possedere anche immediate valenze di spettacolarità e simpatia” Preparate le foto e gli spot, audio e video, abbiamo intanto deciso di far trasmettere le tre imitazioni all’emittente radiofonica Radio Popolare Network, che li ha proposti a rotazione nelle giornate del 29 e 31 ottobre, e 3, 4 e 5 novembre, su scala nazionale. Abbiamo poi chiesto il patrocinio di Pubblicità Progresso che, se accordato, ci permetterà di far pubblicare e trasmettere i messaggi gratuitamente in tutta Italia dalla stampa, e dai media radio televisivi. La diffonderemo poi naturalmente tramite i nostri canali (sito web, “Lo Strillozzo”, liste mail di associati e simpatizzanti, e la inseriremo su YouTube per un’ampia diffusione online. Ognuno avrà l’occasione di aiutare a diffonderla, tutti la potremo proporre e far sentire. Il target al quale la LAC intende rivolgersi è quindi la vasta schiera di proprietari e conduttori di terreni che giornalmente si trovano minacciati dai cacciatori e che non sanno come fare per impedirne l’accesso, ma anche più generalmente l’opinione pubblica nazionale.

Se vogliamo identificare sociologicamente i proprietari in questione, si tratta soprattutto di persone di estrazione cittadina che hanno scelto di vivere in campagna per un proprio desiderio di vita più vicina alla Natura, quindi rispettosi della campagna e degli animali e sensibili all’etica e ai principi della non violenza. Non di meno, la categoria dei proprietari di agriturismi si sente minacciata dall’eccessiva vicinanza dei cacciatori e vede in essi un chiaro detrimento economico alla propria attività in campagna. Importante anche la categoria dei coltivatori di essenze pregiate (quali ad esempio viti, alberi da frutto, erbe officinali, funghi e tartufi), che vedono distrutta la propria produzione dalla quotidiana invasione dei cacciatori.


E’ quindi un chiaro invito ad agire quello che la LAC rivolge a queste persone, a far valere un proprio diritto, grazie all’assistenza che l’associazione mette a disposizione gratuitamente.
Le numerose richieste in tal senso che già sono pervenute alla LAC fanno pensare che questo sia un bisogno sentito e diffuso su tutto il territorio nazionale, di cui vale la pena occuparsi in concreto.
Se tu hai un terreno e lo vuoi vietare alla caccia, contattaci.


Anche loro hanno deciso di togliere i loro terreni ai cacciatori: