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novembre

24

2015

BRACCONAGGIO NEL BRESCIANO - DIMINUZIONE DELLA VIGILANZA E RECRUDESCENZA DELL'UCCELLAGIONE MARCIANO DI PARI PASSO

Il blocco delle importazioni e della compravendita di uccelli morti dall'estero, varato definitivamente lo scorso aprile, deve marciare di pari passo con servizi di vigilanza venatoria costantemente adeguati allo "zoccolo duro" degli uccellatori del Bresciano che - a detta della Lega per l'Abolizione della Caccia (LAC) - assieme a chi caccia di frodo specie protette dalle centinaia di appostamenti fissi, costituiscono la principale minaccia al patrimonio faunistico di questa porzione d'Italia.

13 agenti della polizia provinciale di Brescia, addetti a servizi di vigilanza ittico-venatoria, sembrano finiti nelle maglie delle liste di "soprannumerarietà", scaturite dal pasticcio della dispersione delle funzioni provinciali innescato dalla Legge Delrio 56/2014, e proseguito con la legge 125/2015 che ha spezzettato ancor di più le funzioni di vigilanza degli enti di area vasta.
Ad aggravare la situazione contribuisce anche il previsto decreto legislativo attuativo della legge "Madia" 124/2015, che prefigura un assorbimento del CFS nell'Arma dei Carabinieri.

Alla luce di queste notizie, i trappolatori e gli sparatori allergici alle regole si sono subito rimessi all’opera. Ma hanno trovato i nostri volontari sulle loro tracce, e per fortuna un Nucleo operativo antibracconaggio della Forestale e tanti agenti delle relative stazioni ancora in attività.
Il risultato è rappresentato dalla denuncia di decine di uccellatori e cacciatori irrispettosi della normativa, sorpresi a trappolare e a sparare a specie vietate (solo il N.O.A., ne ha sorpreso 119 in meno di un mese, con il sostegno non solo dei volontari delle associazioni CABS e LAC, ma anche di molti cittadini attraverso segnalazioni) e dal sequestro di centinaia di reti e trappole, oltre che di centinaia di esemplari di avifauna morti ; si tratta soprattutto di  pettirossi, cince, fringuelli, frosoni, codirossi, pispole, ecc.,  pronti per essere immessi nel circuito della gastronomia fuorilegge.

Quando la presenza del reparto specializzato del CFS è cessata, però, l’attività illegale ha avuto una recrudescenza, e ormai in pieno novembre, in  una sola giornata di lavoro i volontari della LAC hanno rimosso 6  reti e 90 trappole nella bassa Valcamonica.
L’illegalità continua più che mai, insomma, nella forma e nella sostanza. Lo dimostra anche l’attività di rilevamento delle migliaia appostamenti fissi di caccia bresciani (oltre 6.400), già sfociata in ripetute richieste di revoche e di esposti alla magistratura, che ha permesso di dimostrare che sono centinaia i capanni fuorilegge per il mancato rispetto, per esempio, delle distanze di sicurezza , dei vincoli paesistici e delle disposizioni in campo urbanistico-edilizio.

24 novembre 2015