NO AGLI EMENDAMENTI “SPARA-TUTTO” NELLA CONVERSIONE AL DECRETO-LEGGE “SEMPLIFICAZIONI”

La Lega per l’Abolizione della Caccia (LAC) chiede che siano dichiarati inammissibili e/o respinti gli emendamenti “spara-tutto” appena presentati da un gruppo di senatori leghisti , nel corso del dibattito presso le commissioni riunite Affari Costituzionali e Lavori Pubblici, in occasione della conversione in legge, ora all’esame di Palazzo Madama, del decreto-legge n. 135/2018, cosiddetto “Semplificazioni per le imprese”.

Come una sorta di sberleffo al “contratto di governo” tra Lega e M5S, che in materia di fauna selvatica prevede solo azioni per il contrasto al bracconaggio, si sta maldestramente cercando di usare il decreto-legge “Semplificazioni” per introdurre, con cinque emendamenti, alcune forme di deregulation della caccia e della gestione faunistica.

Nulla a che vedere con le tanto declamate scelte per rendere più agevole l’attività imprenditoriale o quella della pubblica amministrazione…

Gli emendamenti “spara-tutto” hanno lo scopo di:

n. 3.0.74) trasformare le attuali “aziende faunistico-venatorie” (che oggi -per legge- devono essere senza scopo di lucro) in riserve di caccia a scopo di lucro; si cerca, cioè, di rendere profittevole per i privati l’abbattimento della fauna selvatica (anche migratrice) ,
che legalmente è patrimonio indisponibile dello Stato; immaginiamoci i guadagni, ad esempio, nelle valli lagunari ove già oggi si affittano in nero le “botti” semi-sommerse per la caccia alle anatre, a cifre di parecchie migliaia di euro;

n. 3.0.75 ) aggirare l’obbligo di annotazione immediata sul tesserino venatorio regionale dell’animale selvatico appena ucciso (introdotto con legge comunitaria italiana per evitare procedure di infrazione UE), rendendo , di fatto, fasulle le statistiche per il rispetto dei “carnieri” massimi abbattibili;

n. 3.0.76) consentire, per hobby, ai privati cacciatori di soppiantare numericamente, nel controllo faunistico delle specie problematiche in agricoltura (classico tema del cinghiale usato come cavallo di Troia), gli agenti venatori delle Province, camuffandoli da “coadiutori”
dei guardiacaccia delle polizie provinciali ;

n. 3.0.77) blindare le cacce in deroga ai piccoli uccelli protetti, consentendo alle Regioni di fissarle con legge regionale (e non più con delibera amministrativa), al fine di evitare gli stop ministeriali e i ricorsi al TAR in caso di atti illegittimi;

n. 3.0.78) sostituire i pareri consultivi obbligatori dell’ Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – ISPRA con quelli di istituti od osservatori regionali compiacenti o collusi con le scelte tecniche clientelari operate dagli assessorati regionali in materia di caccia.

“E ora di porre fine a questi bassi stratagemmi, tesi soltanto ad infilare alla chetichella forme di deregulation della caccia dentro provvedimenti legislativi che nulla hanno a che spartire con i temi della buona amministrazione e dell’aiuto alle imprese”, dichiara la LAC.

LEGA ABOLIZIONE CACCIA
UFFICIO STAMPA

12.01.2019