Emergenza cinghiali: quando l’unico scopo è creare allarmismo e terrore

Cinghiali a Monterocco, gli animalisti della Lac (Lega abolizione caccia) attaccano i cinghialai.

«Siamo indignati -dice la referente provinciale Sabrina Simonetti- per i continui attacchi della stampa locale contro la fauna selvatica, lupi, cinghiali e addirittura tassi e istrici, animali protetti che nessuno può uccidere, spostare, rimuovere o catturare con nessun mezzo e con nessun fine, pena la denuncia per diversi reati.

Per l’ennesimo anno leggiamo di “emergenza cinghiali in crescita” a Monterocco, comunicati aventi l’unico obiettivo di creare allarmismo e terrore nella popolazione e, contestualmente, ammantare di utilità sociale l’intervento auspicato delle squadre di cacciatori. E quindi vorremmo
porre una semplice domanda: perché, nonostante ogni anno da almeno 6 anni (tutto documentato da articoli di stampa), per risolvere questa “emergenza” si invochino e si attuino battute di caccia tra le case, effettuando dei massacri oltre che mettere veramente a rischio la popolazione, i cinghiali continuano ad aumentare?». E ancora: «Non sarà per caso -continua Simonetti- che le battute al cinghiale servono solo a rimpinguare le tasche di chi poi vende la loro carne? Nessuno pensa che se la popolazione di cinghiali dopo questi massacri non presenta nemmeno una lieve inflessione, sarà giunto il momento di cambiare strategia? Studi scientifici hanno ormai ampiamente dimostrato che il ricorso alla caccia per controllare le popolazioni di cinghiali – ricordiamo: il cui numero è sfuggito al controllo dopo essere stati immessi in Italia negli anni 70 per far divertire i cacciatori –non è solo pericoloso e inutile, ma fa aumentare il numero dei cinghiali!

Non a caso in oltre trent’anni di gestione del problema da parte dei cacciatori, i cinghiali in Italia sono aumentati in maniera esponenziale, tanto da diventare ormai incontenibili.

L’attività venatoria, infatti, a differenza del predatore naturale, il lupo, che uccide gli esemplari più giovani, colpisce soprattutto gli adulti, più
remunerativi, provocando la destrutturazione del branco e la conseguente dispersione sul territorio dei superstiti, spesso giovani e
inesperti cioè quelli che creano maggiori danni alle coltivazioni agricole e che producono più incidenti stradali, e la comparsa di risposte
compensative come la riproduzione precoce delle femmine, un maggior numero di estri e aumento della prolificità. Eppure i nostri politici continuano ad affidare la soluzione alle squadre di cinghialai, cioè proprio a coloro che hanno creato il problema per divertimento
e che oggi, soprattutto, hanno interesse a mantenerlo vivo, visti i lauti guadagni connessi alla vendita di carne e alla possibilità garantita di andare a caccia ormai tutto l’anno..».

I NUMERI
«E si sa, quando si è a caccia spesso la tendenza è quella di sparare impulsivamente a
qualsiasi essere animato, e questo purtroppo, unito all’elevato numero di cacciatori e cani
e alla potenza delle armi usate, carabine con gittata chilometrica rende la caccia in
braccata al cinghiale la più pericolosa in assoluto. Nonostante l’ultimo caso eclatante di
uccisione di un ventenne escursionista in Liguria, si continua imperterriti a consentire
questa forma di caccia, con almeno una vittima ad ogni giornata. Addirittura nella nostra
provincia la caccia al cinghiale, si è aperta domenica 14 ottobre, con ben due settimane di
anticipo rispetto alla data prevista dalla legge nazionale. Non si capisce il motivo per cui
l’inizio della caccia al cinghiale nella Regione non venga uniformato su tutto il territorio al
1 novembre, così come previsto dalla Legge 157/92. Anche perché a metà ottobre gli
alberi conservano ancora tutte le foglie e dunque il già elevato rischio di “errori” e
“incidenti” aumenta esponenzialmente per la scarsa visibilità (nello scorso fine settimana,
in due giorni, due morti e due feriti). Allora, perché non mettere in guardia i cittadini dal
vero pericolo, ormai di rilevanza sociale, costituito dalle battute di caccia, specie se
effettuate, come a Monterocco, in zone densamente abitate? Non sono le opinioni a
parlare chiaro, ma i dati storici: i morti umani per incontro con cinghiali sono pari a zero
all’anno, mentre quelli per “errori” durante le battute al cinghiale, da svariate decine a
centinaia all’anno! (Stagione venatoria 2017-2018: vittime totali: 115, di cui Civili non
cacciatori: 34 = 24 feriti e 10 morti; Cacciatori: 81 = 61 feriti e 20 morti; 3 i minori vittime:
2 feriti e 1 morto – Stagione attuale dal 1 al 30 settembre 2018: 17 vittime = 4 Morti e 13
feriti – fonte: vittimedellacaccia.org). La caccia al cinghiale, e non solo, deve essere
abolita!

La LAC Marche ha proposto di recente ai Consiglieri regionali di sperimentare l’unico
metodo valido e incruento per controllare il numero di cinghiali, cioè la sterilizzazione
ormonale, scoperta e messa a punto dalla ricercatrice italiana Dott.ssa Giovanna Massei e
già testata in Inghilterra con ottimi risultati. Soluzione puntualmente ignorata, invece,
dalla Regione Marche, sempre attenta a salvaguardare gli interessi del mondo venatorio,
poiché, portando progressivamente alla riduzione del problema, priverebbe i cacciatori di
una fonte infinita di divertimento e di rendite».

LA SOLUZIONE
«Poiché tuttavia non neghiamo l’esistenza del rischio di danni -conclude Simonetti- ben
diversi dalle aggressioni all’uomo, ribadiamo che la Regione aiuta gli agricoltori con
forniture di dissuasori e sistemi di prevenzione come le recinzioni elettrificate, e che per
evitare gli incidenti stradali ormai tutti i paesi più civilizzati usano i dissuasori sulle strade.
E non dimentichiamo che i danni devono essere risarciti dalle associazioni di cacciatori
perché il “problema” cinghiali è una loro creazione per motivi di divertimento

 

Foto: il “battesimo” di un cacciatore