A CACCIA DI CERVI NELLO STELVIO

Dal 15 ottobre il via allo sterminio dei cervi nell’ex Parco Nazionale dello Stelvio: ordine di Giunta della provincia troppo Autonoma di Bolzano.

Trento 12 ottobre 2018

Apprendiamo da un comunicato dell’ufficio stampa della Provincia Autonoma di Bolzano che dal 15 ottobre, nello spicchio dell’ex Parco Nazionale dello Stelvio assegnato all’Alto Adige, inizierà lo sterminio dei cervi.

L’ex presidente della provincia di Bolzano, Alois Durnwalder, è stato condannato, a giugno di questo 2018, dalla prima sezione centrale d’appello della Corte dei conti perché “L’abbattimento degli animali – affermano i giudici – veniva sistematicamente disposto senza che ne ricorressero i presupposti“. E questo vizio assurdo di decidere di preziosi animali selvatici come fossero oggetti a disposizione d’uso per chiunque non passa mai!

La dissezione dell’ormai ex Parco Nazionale dello Stelvio istituito nel 1935 e smembrato nel 2014 è stata azione scellerata ma ancora più imperdonabile è stato averlo consentito da parte del Governo nazionale e averlo firmato da parte del Presidente della Repubblica.

I naturalisti di tutto il mondo, a partire dal professor Edward O. Wilson, richiedono che per la salvezza della terra almeno metà del pianeta debba essere sottoposto a protezione accurata e quindi, seguendo questi input scientifici, si dovrebbero allargare i parchi e renderli sovrannazionali (si potrebbero unire lo Stelvio e l’Adamello Brenta all’Engadina, per esempio) e, invece, le poco virtuose PAT e PAB procedono imperterriti a sbriciolare l’ex parco nazionale!

Oggi siamo in presenza di tre miseri recinti, affidati uno alla PAT, uno alla PAB e l’altro alla regione Lombardia. Come già avviene per altre aree nostrane di pregio naturalistico, protette solo sulla carta, il futuro vedrà l’ingresso libero per piste da sci, percorsi turistici e sportivi di tipo invasivo (Fat Bike, Down Hill, motocross, gare automobilistiche in area protetta, invasivi impianti sciistici aperti in notturna e con impianti di amplificazione a tutto gas, rumorosissimi concerti rock e esibizioni di dj con tutto il fracasso e il sudiciume ad alta quota che ne consegue, nuovi ed inutili percorsi stradali, etc.) incompatibili con delle aree, solo in teoria, di massima tutela. Si dà libero accesso perfino, ai cacciatori: nel Parco Adamello Brenta si caccia, e nel parco dello Stelvio lo chiamano prelievo ma sempre di sparare ai cervi si tratta! Massimo esempio di amore e rispetto per animali e ambiente, uomini compresi, se andiamo a leggere le statistiche dei cosiddetti “incidenti di caccia”.

Alcuni anni fa, durante una conferenza, un funzionario del Parco dello Stelvio, che allora era un parco nazionale, espose il caso dei “cervi timidi”. Lo zoologo ci raccontava che ogni cervo, come qualunque animale del resto, ha una sua personalità, c’è il tipo più intraprendente e temerario, portato ad esplorare e quello più timido e riservato che ama la vita tranquilla e senza troppe emozioni. In breve, tutelati nel parco fin dal 1935, dopo decenni di protezione dalla caccia, i cervi più vivaci, che appena mettevano il naso fuori dal parco erano sterminati dai solerti cacciatori, si erano ridotti notevolmente di numero, mentre all’interno del parco si era perpetuata la stirpe dei cervi timidi: quelli che, per salvarsi la vita, non escono dai confini del parco.

Poiché le leggi della natura sono perfette, gli animali selvatici, anche in assenza di predatori, si assestano su un numero di esemplari coerente con il territorio occupato e le sue risorse, mai sono in sovrannumero. La geniale idea dell’assessore A. Schuler è che se i cervi non escono più dal parco andranno a stanarli all’interno del parco: a fucilate. Diranno per operazione di selezione e controllo, ma, se non mi sbaglio, il più bravo per selezionare e controllare degli erbivori selvatici è sempre stato e sempre sarà un carnivoro selvatico, quindi in realtà dovrebbe spalancare le porte ai lupi!

Invece no: ha iniziato una petizione contro il lupo (37.514 firme) seguito a ruota dal suo collega trentino M. Dallapiccola (2.194 firme). A quel punto ne abbiamo aperta una anche noi LAC Trentino Alto Adige/Sudtirol e WWF Bolzano (45.738 firme) che li ha stracciati per quantità di firme e qualità delle argomentazioni.

Resta il punto di base: un amministratore dovrebbe amministrare e non promuovere petizioni, quello è un mezzo da associazioni che cercano di informare e orientare l’opinione pubblica non avendo possibilità di governare o decidere alcunché!

In PAT hanno abbozzato, timidamente, dopo anni di insistenti richieste da noi e da tutti gli ambientalisti/animalisti, cartellonistica appropriata, informazioni e attrezzature per gli allevatori che hanno dato buoni risultati, insieme alla diffusione, purtroppo limitata, dei cani da guardiania.

In PAB, invece, fanno credere agli allevatori/agricoltori/cacciatori che renderanno il territorio provinciale libero dai grandi carnivori con una buona dose di fucilate. Il loro concetto di Wilderness, semplicemente non esiste, essi considerano anche le aree selvagge e gli animali selvatici come fossero fattorie e bestiame da allevamento. È evidente che il paesaggio dell’Alto Adige/Südtirol così precisino e grazioso sia in realtà una cartolina vuota: una bella immagine priva di spessore, di biodiversità e di vita. Non è difficile comprendere che sparatorie e rispetto per l’ambiente non sono e mai saranno compatibili, con buona pace di chi considera amorevole una fucilata!

Caterina Rosa Marino
Delegata LAC
Trentino Alto Adige/Südtirol