Posted by on 19/08/2017

La sensibilità ambientale trentina

Col permesso dell’autore, pubblichiamo interessanti riflessioni, raccolte in rete, di un trentino a proposito della sensibilità ambientale trentina. I toni pacati da cui trapela ugualmente lo sdegno per le vicende che hanno portato alla fucilazione di mamma orsa KJ2, invitano alla riflessione, soprattutto la pubblica amministrazione.
Con un sentito ringraziamento all’autore, Alessandro Ghezzer, l’invito per tutti è al recupero di un modo di attraversare il mondo, l’ambiente naturale, rispettoso degli animali che lo popolano e non possono essere considerati trastulli per vacanzieri mordi e fuggi. (F.M.)

Quando sento il governatore Rossi (stra)parlare di orsi, con la sua sicumera fasulla, provo ogni volta un senso di nausea. Anche ieri (16/08/2017 ndr) a Radio24 ha sproloquiato su quanto siamo fighi noi trentini nella cura dell’ambiente e degli animali, vantando il fatto che il Trentino è l’unica provincia alpina italiana dove ci sono gli orsi.

Ma siamo davvero così fighi? Eravamo l’unica regione dove gli orsi autoctoni erano faticosamente sopravvissuti, nonostante lo sterminio e la persecuzione non tanto differenti che altrove, eppure li abbiamo lasciati tranquillamente estinguere. Un tardivo ripopolamento è stato affrontato sostanzialmente come una operazione di marketing. Finita male. Anzi malissimo: un disastro di immagine che sarà molto difficile da recuperare.

Se andiamo indietro nel tempo, la sensibilità ambientale era anche peggiore. Fino al 1977 in Piazza Dante a Trento viveva rinchiusa in un gabbione di pochi metri un’aquila, la tristemente famosa “Bepina”. In città sono stati reclusi orsi fino al 1994. Nel sobborgo di Sardagna altri due orsi sono rimasti rinchiusi in una fossa di cemento armato fino al 1996 (non nell’Ottocento!).

Gli orsi nella fossa di cemento a Sardagna, Trento

Ora la “Busa degli Orsi” è stata ristrutturata spendendo quasi centomila euro come sede di “eventi” e concerti, recitano entusiasti i comunicati stampa: ovviamente non una parola sugli animali che hanno vissuto in quel luogo anni di prigionia e sofferenza. Uno fu anche fucilato in gabbia perché era divenuto troppo aggressivo col compagno (1965). Oggi si direbbe che era problematico, ma la soluzione del problema allora è stata la stessa di oggi: una bella pallottola.

Altri orsi in gabbia erano a Riva del Garda e a Rovereto. Quest’ultimo morì nel 1977 e dall’autopsia fu individuata la causa della morte: un’ulcera perforata provocata da un grumo di carta stagnola nello stomaco, formatosi dagli involucri delle caramelle che i visitatori gli buttavano e di cui era ghiotto.

Alcuni esperti targati PAThanno sostenuto che è stato giusto uccidere KJ2 perché imprigionarla sarebbe stato come torturarla. Eppure abbiamo a tutt’oggi un orso recluso nella buca malsana del Santuario di San Romedio per il sollazzo dei turisti, e altri nelle cosiddette aree faunistiche (Spormaggiore), che sono aree più grandi di una gabbia, ma pur sempre di prigioni si tratta. Per un animale che in natura si sposta decine di km al giorno, dev’essere un’esperienza terribile.

Altri orsi sono stati rinchiusi nel lager di Casteller (uno attualmente), una specie di Guantanamo per orsi in salsa trentina, alle porte del capoluogo. Questi orsi dunque possono essere torturati, con la scusa magari che sono nati in cattività o che dove stavano prima stavano peggio. Come siamo generosi noi trentini. Nessun esperto spende una parola, neppure di pietà, per lo sfruttamento della sofferenza degli animali ad uso turistico.

Col passare degli anni tuttavia, grazie a dio, la coscienza ambientale collettiva è migliorata: oggi non sarebbe più possibile tenere un’aquila o degli orsi in gabbia in città. Buona parte dei trentini reagirebbe con sdegno a questo orrore.

Mi piace pensare, anche se non mi illudo troppo, che tra 20 o 30 anni si proverà lo stesso orrore per l’assassinio deliberato di un’orsa che ha avuto il solo torto di difendere i suoi cuccioli.

Alessandro Ghezzer *

Trento 19/08/2017

*Alessandro Ghezzer è trentino.
Per lavoro attraversa in lungo e largo il territorio trentino e in 40 anni di escursioni in montagna non ha mai incontrato l’orso.
E’ sfortunato lui o sa come comportarsi?