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La vita di un uccello da richiamo

SONO NATO IN LIBERTA', ERO LIBERO DI ANDARE OVUNQUE
SONO UN UCCELLO DA RICHIAMO, SERVO PER UCCIDERE I MIEI FRATELLI.


Sono un uccello migratore e questo era il mio mondo prima che accadesse ciò che sto per raccontare…Il bosco, il cielo, la ricerca del partner, i lunghi voli, l'accoppiamento, l'allevamento dei piccoli, la libertà.
Oggi il mio mondo è tutto diverso, qui, dentro questa gabbia lunga appena 28 centimetri.

 

Tutto ebbe inizio una mattina di novembre: ero già in volo da diverso tempo, stavo migrando, ero stanco ed affamato quando un canto melodioso attirò la mia attenzione: era così invitante e c'era così tanto cibo in quel luogo.

 

Così ebbe inizio la mia nuova vita, così ebbe fine la mia vita di uccello libero: presto sarei diventato un UCCELLO DA RICHIAMO.

Le reti di cattura attirano gli uccelli in quanto sono immersi tra alberi ricchi di pastura, con tanto cibo succulento; inoltre, presso le reti vengono disposte le gabbiette con all'interno altri uccelli che con il loro canto attirano i loro simili.
Cominciò così il più lungo viaggio che avessi mai fatto;qualcuno mi liberò dalla rete ed io credetti fosse un benefattore. Ma mi sbagliavo: subito mi ritrovai al buio: "che sta succedendo? Cosa mi mettono sulla zampa?"

A ogni uccello catturato viene messo un anellino di riconoscimento con targa della Provincia e numero.

 

L'uccello è arrivato al centro di distribuzione, dove i cacciatori litigano per appropriarsi dell'uccello. Il padrone prescelto mette l'uccello nel nuovo contenitore per portarselo a casa.    
In questa cassettina viaggerò per molti chilometri, sono terrorizzato, continuo a saltare, non riesco a fermarmi e ogni volta sbatto contro questo strano cielo:

dove mi portano?

Perché mi tengono qui?

Io ho fretta, devo partire per i paesi caldi, l'inverno è vicino, lasciatemi andare, non posso perdere tempo.

Dove mi trovo?

Chi sono tutte queste persone
Perché gridano così?

Qualcuno mi sta prendendo in mano...oh! Grazie, mi lasci libero.

Ma che succede ancora?
Lasciatemi, voglio uscire!!!
Devo uscire, devo uscire!!
Salto, salto, ma non faccio che procurarmi ferite, sono esausto e ho male dappertutto.


Sono nella mia nuova casa ed insieme a me ci sono tanti altri miei simili, tutti in una gabbia come la mia.
Come sono brutti: senza coda, senza penne in molte parti del corpo, senza dita.
Passa la notte. Questa notte ho sognato il bosco. Mi ha svegliato uno di quegli uomini che ieri urlavano tanto…e adesso dove mi porta?
Forse mi libera...ancora in macchina...è da ieri che non mangio, il mangime dell'uomo non lo conosco ed ho paura.
Il bosco! Ecco il mio bosco! Allora ha capito che io devo partire...ho fretta..adesso mi libera! Ma cosa fa? Cosa succede

ORA E' TUTTO CHIARO!
Non sarò mai più libero,
questa è la mia nuova vita, dovrò cantare ed attirare altri uccelli che, come me, si faranno incantare, poi il mio padrone, nascosto dentro il capanno, sparerà ai miei compagni.
Un viaggio in macchina e mi riporta a casa, e così, giorno dopo giorno dopo giorno......
Ora sono diventato un uccello da richiamo.
Mi sono rassegnato all'idea di guardare il bosco tra le sbarre, all'alimento che l'uomo mi dà, agli spari, senza spaventarmi più.
Ho dimenticato la libertà.

Purtroppo, quando credevo di aver visto tutto, non sapevo ancora che cosa stava per accadermi. Da parecchio tempo il mio padrone non mi portava più con sé, non sentivo più gli spari e la mia esistenza era così grigia, monotona, noiosa, ma ero vivo, sentivo ancora il cambio della stagione, certo non ero più bello come una volta ma avvertivo ancora il senso della fame e amavo cantare.

La caccia è finita da un po' di mesi, siamo nel mese di giugno.

 

Oggi mi sento una tale vitalità addosso, c'è così tanta luce, oggi sento più che mai la nostalgia del bosco. Ho voglia di volare via! E' arrivato il mio padrone, mi darà il mangime. Ma cosa fa? Sta prendendo gli altri uccelli che sono nella gabbia No, non portarli via, mi fanno compagnia!
Gli sta strappando delle penne e poi li rimette in gabbia. E' arrivato il mio turno. Poi tutti nelle nostre gabbie, in uno sgabuzzino, al buio, terribilmente buio. Ho paura. E' arrivata l'ora di morire? Il tempo non passa più.
Passeranno due mesi in questa condizione: stanno subendo la MUTA ARTIFICIALE

 

Siamo in autunno e io sono ancora qui a svolgere il mio lavoro di uccello da richiamo. Ricordo un lontano novembre, tanto tempo fa, quando stavo migrando e caddi nella rete i ricordi sono confusi, è tanto tempo che vivo in questa gabbia.
Mangio tutti i giorni, ma la mia dieta è così monotona: sono vivo, ma ho dimenticato come si fa a volare, sento i muscoli atrofizzati, non li uso da così tanto tempo. Non riesco più a distinguere la primavera, canto quando fa freddo e le giornate si accorciano.

 

Come ho potuto dimenticare la primavera?
Amavo così tanto quella stagione, era così magica.
Sono vecchio e mi sento stanco.
Il mio piumaggio non è più quello di una volta, ho visto il mio corpo rovinarsi ed abbruttirsi man mano che passava il tempo. Ho alcune parti del corpo completamente nude, non sono più riparato dalle intemperie.
Oggi fa più freddo del solito e questa pioggia battente mi cade addosso inesorabile…Il mio padrone è chiuso dentro nel suo capanno ed oggi non ha ancora sparato.

Cosa mi succede oggi? Mi tornano in mente tante cose, di come era varia la mia vita prima di quel novembre tanto tempo fa.
Come era divertente volare da un albero all'altro, come era dolce posarsi sui rami, che emozione cercarsi un compagno, che tenerezza nutrire i piccoli, che soddisfazione trovare il cibo. E che incanto il cambio delle stagioni, lo sentivo nel corpo e mi sentivo così vivo, così MERAVIGLIOSAMENTE VIVO.

Oggi mi sento così triste, così strano : mi tornano in mente tutti gli uccelli che come me sono finiti in gabbia, quanta compagnia mi hanno fatto, quanti sono morti.
Ieri ne sono arrivati due nuovi:
Ricordo un tordo sassello: arrivò nella nostra casa un pomeriggio, era così agitato, non voleva mangiare, era disperato: è morto dopo solo due giorni.
E quella cesena, quella povera cesena, dopo un po' di tempo in gabbia si è riempita le zampe di croste, le dita le si sono atrofizzate, fino a perdere l'uso di un arto. Ma tanto a cosa ci servono le zampe? Abbiamo così poco spazio per muoverci...e quel merlo che perse l'uso di un occhio?

Quanti uccelli sono arrivati nella nostra casa, così belli ed alteri, e poi giorno dopo giorno il loro aspetto è mutato per sempre: hanno perso la coda, le zampe piene di croste e piaghe, senza la vista, feriti al fianco, al capo, al becco, io glielo dicevo di non continuare a saltare, ma era inutile.
Ricordo anche quel tordo bottaccio e quell'allodola: pieni di terrore e di ferite al capo, continuavano a sbattere per il terrore contro il soffitto della gabbia, ma poi si sono adattati e come me non sanno più volare. Ieri è morto uno di noi: era vecchio e malato. Non so se invidiarlo: forse è meglio morire che vivere così.

 

Mi guardo: sono così brutto, non ho più la coda, mi mancano le dita della zampa destra, ho la testa quasi nuda, la pioggia continua a cadere. Ho una vita tranquilla, senza problemi.

 

Perché allora la odio tanto? Perché preferisco la vita di prima? Anche se mi liberaste non saprei che farmene della LIBERTÀ:
un tempo era ciò che amavo di più, ora non so più cercare il cibo, non posso più volare, non capisco più quand'è primavera, la natura non mi vuole, non mi riconosce più!

 

IO NON SONO PIU' UN UCCELLO:
SONO DIVENTATO UN RICHIAMO VIVO.

MA PENSATE AGLI ALTRI, A QUELLI CHE SONO LIBERI E CON L'INGANNO VERRANNO CATTURATI.

VOI CHE POTETE MODIFICARE LE LEGGI ED USARE LA VOSTRA VOCE…FATEVI SENTIRE:

VIETATE L'USO DEI RICHIAMI VIVI! 

1 luglio 2012