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Dossier Nutria

Nutria: se mi conosci non mi spari, non mi schiacci e non mi ammazzi

Chi è la Nutria?

  • Un piccolo di nutria

    Un piccolo di nutria

Il Coypu (Myocastor coypus), soprannominato Nutria e comunemente chiamato “castorino” è difatti un castoro sudamericano in quanto è una specie originaria di Brasile, Argentina, Perù e altre zone del Sud America. Appartiene all’ordine dei Roditori e più precisamente alla famiglia Myocastoridae. E’ di fondamentale importanza non confondere la Nutria con topi o ratti in quanto sono specie completamente diverse sotto gli aspetti biologici, etologici e morfo-funzionali.


Come e quando è arrivata la Nutria in Italia?
Fu importata in Italia (per la prima volta in Piemonte) nel 1921 per la produzione di pellicce (il “famoso” castorino) ma siccome intorno agli anni Ottanta la richiesta di
queste pellicce diminuì sempre più, quasi tutte le aziende furono costrette alla chiusura e, onde evitare i costi di abbattimento di questi poveri animali, molti individui
furono liberati dagli allevatori e così colonizzarono diversi ambienti naturali.

 

Un po’ di biologia della Nutria…
La Nutria è un mammifero roditore. Gli esemplari adulti possono raggiungere mediamente i 60 cm di lunghezza, coda esclusa, e un peso di circa 8-10 chili. Il colore del mantello è generalmente bruno scuro ma non è raro osservare esemplari grigi o con varie tonalità di marrone. Possiede orecchie piccole, lunghi e numerosi baffi bianchi o argentei. La dentatura consiste di 8 molari e 2 incisivi per arcata. Questi ultimi in particolare sono molto forti e rivestiti da uno smalto dal tipico colore arancione. Le zampe sono pentadattili e quelle posteriori sono palmate (a eccezione del quinto dito che è libero), in quanto la Nutria è un animale prettamente semiacquatico. A riprova di ciò infatti le femmine presentano le mammelle in posizione latero-dorsale e questo è causato dal fatto che la prole viene allattata in acqua


Cosa mangia la Nutria?
La dieta della Nutria è prettamente vegetariana e si basa su piante acquatiche, varie erbe, radici, tuberi e frutti. Generalmente gli animali tendono a nutrirsi della vegetazione presente in prossimità degli argini dei corsi d’acqua.


E’ aggressiva?

Di indole molto docile, non è assolutamente aggressiva tanto che in America viene anche tenuta come animale da compagnia (Velatta & Ragni, 1991a, 1991b; Gariboldi, 1993; Reggiani et al., 1993; Reggiani et al., 1995).


E’ vero che le Nutrie non hanno predatori naturali?

Le Nutrie, in particolare i cuccioli, vengono predate da diversi animali tra cui faine ed altri mustelidi, volpi, gatti selvatici, cani randagi, lupi, linci, uccelli rapaci diurni e notturni e anche da grossi uccelli trampolieri, come le cicogne e gli aironi. Anche pesci come lucci e siluri sono una seria minaccia per questo animale.


La Nutria porta malattie?
Analisi effettuate presso gli Istituti Zooprofilattici su carcasse di Nutria hanno evidenziato una bassissima frequenza di positività a forme di Leptospira, tutt’al più paragonabile a quella normalmente riscontrabile in altri animali selvatici presenti nei medesimi territori. La presenza di anticorpi per Leptospira è un referto frequente negli animali selvatici sani e non è sinonimo di leptospirosi né di rischio di trasmissione della malattia. Non esistono casi documentati di malattie che siano state trasmesse dalla nutria all’uomo o agli animali domestici. La nutria non rappresenta pertanto alcun pericolo dal punto di vista igienico-sanitario, né ha un particolare ruolo nella trasmissione e diffusione di malattie (Wildlife Disease Association, 1998; Scaravelli & Martignoni, 2000; IZP Brescia, 2000; Cocchi & Riga 2001).

 

La Nutria è un’emergenza ecologica?

  • Una famigliola di nutrie mangia in compagnia

    Una famigliola di nutrie mangia in compagnia

L’impatto che la Nutria può esercitare sulle comunità vegetali ed animali dei Paesi d’introduzione è ancora poco studiato e pertanto sarebbe azzardato trarre conclusioni definitive. Ciò nonostante, diversi studi hanno evidenziato interazioni conflittuali con vari elementi delle biocenosi locali (canneti, vegetazione galleggiante), anche se nessuna di queste sembra aver avuto effetti irreversibili e/o particolarmente gravi


Quali sono i reali danni economici provocati dalla Nutria?

La Nutria è stata spesso accusata di provocare gravi danni all’agricoltura, ma in realtà è provato che questi sono marginali, perché la specie non pascola mai lontano dall’acqua e non si addentra quindi mai per molti metri nei coltivi. Le tane scavate negli argini possono creare dissesti solo qualora sia stata rimossa la vegetazione arborea e arbustiva ripariale. Infatti, le radici di alberi e cespugli che crescono sulle rive di canali e corpi acquatici disturbano lo scavo del roditore, che predilige le sponde spoglie. La dissennata consuetudine di tagliare a raso le siepi e la vegetazione naturale in genere ha favorito, in realtà, la diffusione della Nutria.


Inutilità degli abbattimenti

Allo stato attuale delle conoscenze i tentativi di eradicazione di popolazioni di Nutria nei paesi ove la specie è stata introdotta si sono rivelati infruttuosi (Cocchi e Riga 2001). Si ricorre spesso ad azioni locali di controllo numerico tramite abbattimento. In Italia si è tentato più volte di arginare la diffusione della specie tramite interventi di abbattimento con scarsi risultati (Velatta e Ragni 1991, Velatta 1994, Veronese 1997, Tocchetto 1997). Lo stesso I.S.P.R.A. (ex-I.N.F.S.) ha dichiarato l’impossibilità di eradicare la Nutria (che tra l’altro, per la Legge 157/92 è considerata parte della fauna naturalizzata e non cacciabile) dal territorio nazionale. Tali interventi di rimozione parziale rischiano piuttosto di destrutturare le popolazioni inducendo sostanziali alterazioni a livello demografico (a favore di classi d’età più giovani e femmine) e creando le condizioni per un successivo incremento della capacità di crescita delle popolazioni per reclutamento ed immigrazione dalle zone vicine. Tali pratiche arrecano inoltre notevole disturbo alla fauna locale, soprattutto qualora si agisca nell’ambito di aree protette o parchi. In questo senso tali azioni appaiono tutt’altro che risolutive rischiando, in una prospettiva di medio termine, di creare più problemi di quanti ne risolvano e di fungere da volano biologico all’incremento del tasso di crescita delle popolazioni (Cocchi e Riga 2001). Il disturbo antropico causato dai piani di abbattimento potrebbe inoltre aumentare il rischio di diffusione di patologie all’interno delle popolazioni animali, comprese quelle di Coypu (Choisy, M. e Rohani, P., 2006).


Sistemi di controllo numerico della Nutria

  • Una nutria mangia una foglia

    Una nutria mangia una foglia

Esistono progetti di controllo di colonie urbane e suburbane di nutria, basati sull’ipotesi che individui riproduttori sterilizzati continuino a difendere il territorio per il cibo e gli spazi in competizione con gli individui fertili, impediscano fenomeni di immigrazione e riducano il tasso riproduttivo della colonia. Questa sperimentazione si ripromette inoltre di trovare un’alternativa all’abbattimento con armi da fuoco o alla soppressione eutanasica, metodi di contenimento della specie a forte impatto ambientale (disturbo alla fauna) e impopolari presso il pubblico più sensibile.


Sistemi di prevenzione dei danni

Recinzioni elettrificate

L’impiego di un filo elettrificato posto ad un’altezza da terra di 15 cm con cui perimetrare gli appezzamenti suscettibili di subire danneggiamento può rappresentare una valida soluzione al problema in contesti spazialmente localizzati (Veronese, 1997). Dove il danno risulta ricorrente ed economicamente rilevante, questa misura può rappresentare un’utile soluzione.
Protezione meccanica degli argini, piantumazione (ingegneria naturalistica)

Recentemente sono stati messi a punto sistemi di protezione degli argini dall’attività di scavo delle nutrie che, pur essendo attualmente ancora in una fase sperimentale, hanno tutte le caratteristiche per rivelarsi un mezzo efficace e duraturo. Si tratta di reti composite che vengono stese al suolo e coprono sia la parete immersa dell’argine che la sua parte sommitale. La posa in opera su argini già esistenti deve essere preceduta da operazioni di rettifica del loro profilo. La rete è composta da una trama di filo metallico sottoposto a trattamento anticorrosivo (diametro del filo di 2-3 mm, maglia romboidale di 6 x 8 o 8 x 10 cm) sulla quale viene estrusa una trama di materiale plastico biodegradabile. Quest’ultima ha la funzione di trattenere il terreno e permettere un rapido insediamento della vegetazione erbacea spontanea o eventualmente seminata con il metodo dell’idrosemina. In pratica, dopo poche settimane, la rete viene completamente inglobata nella parte più profonda del cotico erboso, il che permette di attuare senza problemi le normali operazioni di sfalcio che caratterizzano l’ordinaria manutenzione di questi manufatti. Poiché la durata della rete metallica nelle condizioni sopra descritte è stimata di diverse decine d’anni, i costi di questo intervento, di per sé rilevanti, possono essere ampiamente ammortizzati, tenendo conto che gli argini così protetti non necessitano delle frequenti operazioni di manutenzione straordinaria (Riga e Cocchi, 2001)

COSA SI PUO’ FARE

  • Una nutria intenta a nuotare

    Una nutria intenta a nuotare

Gli enti locali hanno investito molte energie e molto denaro per organizzare campagne di sterminio delle nutrie. All’inizio si progettava di eradicarle totalmente, poi l’obiettivo è apparso irrealizzabile e si parla solo di contenimento. Sofferenze ingenti inflitte agli animali, che possono essere uccisi “con ogni mezzo” dicono leggi regionali, come accade a topi e ratti. Appositi corsi di addestramento per il personale volontario (per lo più cacciatori) addetto alla campagna, dove si insegna come catturare i roditori con trappole a gabbia, poi gasarli. Sostanze pericolose, quindi, da immagazzinare, trappole costose da acquistare. Ma il problema fondamentale è risultato essere lo smaltimento degli animali morti. 

Le nutrie devono essere incenerite. Bisogna dunque allestire inceneritori, altri costi non indifferenti, e provvedere a tutto il processo della raccolta dei cadaveri, del loro trasporto all’inceneritore, dello smaltimento delle scorie.

Un panorama quindi di costi crescenti. Di qui la necessità di un progetto pilota che potrebbe risparmiare la vita di moltissimi animali e giovare nel contempo all’ambiente. Si tratta di interrare reti metalliche a maglia larga lungo gli argini di canali e fossati, habitat elettivi delle nutrie che attraverso queste vie si spostano nella campagna. L’operazione può apparire invasiva, ma si tenga conto che in realtà queste sponde sono per lo più al momento del tutto spoglie a causa di pratiche diserbanti intensive che eliminano ogni traccia di vegetazione naturale.

Le nutrie non scavano le loro gallerie laddove la sponda è rimasta coperta da alberi e arbusti, perché disturbate dall’apparato radicale delle piante. E anche la rete le disturba, e questo intelaiatura metallica (interrata e quindi invisibile) è praticamente eterna ed inamovibile, da cui l’abbattimento dei costi dopo l’investimento iniziale. Il vantaggio ulteriore per l’ambiente è che la rete permetterà la crescita, attraverso le maglie, delle specie arboree e arbustive spontanee, non più disturbate dal diserbo meccanico, impedito quasi quanto le nutrie. In questo modo si consentirà la ricolonizzazione della vegetazione naturale degli argini. E se anche alcune colture dovessero richiedere un taglio raso delle piante cresciute spontaneamente sugli argini, gli apparati radicali inseriti nella rete e non asportabili continuerebbero a trattenere le sponde evitando i fenomeni di smottamento oggi imputati assurdamente alle nutrie invece che all’eliminazione delle siepi ripariali.

Un progetto che contribuirà quindi a rinaturalizzare buona parte del territorio.

 

Bibliografia

Chiozzi G. & Venturini S. (2008) - Sterilizzazione chirurgica della nutria (Myocastor coypus): potrebbe essere un potenziale strumento di controllo ?

Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione.

Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano Volume XXXVI - Fascicolo I

Choisy, M. & Rohani, P. (2006) - Harvesting can increase severity of wildlife disease epidemics.

Proceedings of the Royal Society: B, Online early.

Cocchi R. e Riga F., 2001 - Linee guida per il controllo della Nutria (Myocastor coypus).

Quad. Cons. Natura, 5, Min. Ambiente - Ist. Naz. Fauna selvatica.

Gariboldi A., 1993 - La nutria (Myocastor coypus) in Lombardia.

Suppl. Ric. Biol. Selvaggina XXI(1993):259-262.

Reggiani G., Boitani L. and De Stefano R., 1995 - Population dynamics and regulation in the coypu Myocastor coypus in central Italy.

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Reggiani G., Boitani L., D’Antoni S., De Stefano R., 1993 - Biology and control of the coypu in the Mediterranean area.

Suppl. Ric. Biol. Selvaggina, XXI (1993): 67-100, Ozzano Emilia, Bologna.

Riga F. e Cocchi R., 2001 - Approccio generale alle problematiche del controllo della nutria.

Atti Conv. Naz. Il controllo della fauna per la prevenzione di danni alle attività socio-economiche. Vercelli, 8-9 maggio 2001.

Scaravelli D. & Martignoni C., 2000 (1998) - Leptospira spp. in Myocastor coypus: risultati di un’indagine sierologica in provincia di Mantova.

Suppl. al n.1/2000 Rivista Laguna. Atti Conv. “Aspetti veterinari dell’interazione tra ambiente e animali non convenzionali”. Ozzano Emilia, Bologna.

Velatta F. & Ragni B., 1991a - Distribuzione della nutria (Myocastor coypus) in Umbria.

In Fasola M.: Atti II Semin. Ital. Cans. Faun. Vert., Suppl. Ric. Biol. Selvaggina, XVI: 633-636.

Tocchetto G., 1997 - Primi dati sul piano di contenimento delle popolazioni di nutria attuato dalle province del Veneto.

U.R.P.V. Rapporto interno.

Velatta F. & Ragni B., 1991b - La popolazione di nutria (Myocastor coypus) del Lago Trasimeno. Consistenza, struttura e controllo numerico.

Suppl. Ric. Biol. Selvaggina 19: 311-326.

Veronese F. 2002 - Attività di controllo numerico della popolazione di nutria della Provincia di Rovigo: strategie. metodi, difficoltà, gestione e risultati conseguiti dal 1995 ad oggi.

Atti Conv. Naz. La gestione delle specie alloctone in Italia: il caso della nutria e del gambero rosso della Louisiana - Firenze, 24-25 settembre 2002.

Cassotta M. - biologa di MI.F.A.