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Un capro espiatorio con le ali
I cormorani sono uccelli acquatici che si nutrono di pesci.
Sono piuttosto grossi (quasi un metro di lunghezza per un paio di chili di peso), e perciò mangiano ogni giorno una quantità abbastanza notevole di pesce, non poi così tanto però, il 10/20% del loro peso corporeo (al massimo 400 gr) soprattutto per lo più di dimensioni e specie che non interessano ai consumatori umani.
Sono anche di colore scuro, il che li mette subito in una brutta luce, rispetto ad altre specie più leggiadre (aironi, gabbiani) che ne condividono le preferenze alimentari.
Sappiamo che in Italia il pesce è ardentemente desiderato anche dai pescatori umani, sia professionali che “sportivi” (sono quei buontemponi che trascorrono ore seduti sulle sponde
cementate di squallidi laghetti artificiali e canali inquinati parlando di recupero del contatto con la Natura
attraverso la cattura di bellissimi esseri viventi che poi regalano o buttano via). E sappiamo che purtroppo questo “prelievo”, come si usa dire, sommato alla tragica situazione delle acque per l’inquinamento, alla regimentazione delle acque stesse che rende impossibili le migrazioni delle specie ittiche, alla trasformazione delle rive che fa tra l’altro difficoltosa la riproduzione, ha ridotto al lumicino la consistenza delle popolazioni dei pesci.
Cioè siamo noi i colpevoli, non i cormorani.
Ma sappiamo anche che in questo benedetto Paese di mafie e clientele, si cerca sempre di addossare le responsabilità a chi non si può difendere, specialmente se è nero e “brutto” e non vota. Perché se il cormorano votasse i nostri ineffabili politici lo terrebbero un po’ più in considerazione.
Così come invece stanno le cose si crea con allarmante facilità il solito clima da caccia alle streghe, favorito anche dai seguenti elementi: la ben nota tendenza dei pescatori a spararle grosse: “Ne ho visto uno che aveva una trota nel becco grossa cosi’...!” la propensione della stampa e degli amministratori a dar retta a questa cultura da bar anche per oggettiva ignoranza personale una perniciosa e significativa facilità a bollare gli animali che risultano sgraditi con la definizione di non autoctoni, vuol dire immigrati, specie se sono scuri di colore, come i corvidi, le nutrie e per l’appunto i cormorani (che tra l’altro sono assolutamente autoctoni) la dolorosa facilità con cui una parte del mondo accademico, che non è ignorante, si vende ai distruttori della Natura.
Ecco, gli ingredienti ci sono tutti per un bel proliferare di atti, delibere e leggi per la caccia in deroga, la dissuasione, l’allontanamento lo chiamino come vogliono, si tratta sempre di sparare ai cormorani; l’Italia è finalmente unita in questa crociata, dalla provincia di Sondrio che non li vuole nei suoi torrenti per riservare i temoli ai soliti sportivi, giù attraverso i laghi insubrici che devono tutelare i banchi di alborelle per i pescatori professionisti locali, per arrivare alle lagune sarde, dove in nome del riservare i cefali alla“povera” industria ittica, si scorrazza in motoscafo nelle più preziose zone umide disturbando tutti gli uccelli oltre ai bersagli prescelti.
E scusate se ho dimenticato qualcuno, cormorani veneti, emiliani, toscani...
Guido de Filippo